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Caso manipolazioni su Banca Profilo, la Consob «assolve» Arpe e Candeli

Accuse cadute per inesistenza di prove. Si conclude così, per gli ex vertici di Banca Profilo Matteo Arpe e Fabio Candeli, il lungo iter sanzionatorio avviato dalla Consob per sospetta «manipolazione operativa di mercato»: secondo le indiscrezioni, la Consob ha infatti deciso di non sanzionare l’ex presidente Arpe e l’ex amministratore delegato Candeli proprio per mancanza di prove. Ha però deciso di sanzionare – sempre secondo indiscrezioni che ieri non sono state confermate dalla Consob – due trader di Banca Profilo che materialmente agirono sul mercato. Si conclude così una lunga vicenda che ha coinvolto anche Tar e Consiglio di Stato.
Gli eventi risalgono a molti anni fa, e riguardano l’acquisto di azioni Banca Profilo effettuate da due trader dello stesso istituto, per conto della controllante Arepo Bp, tra il 21 giugno 2011 e il 27 maggio 2013. In quell’arco di tempo i due trader comprarono sul mercato azioni pari a circa l’8% del capitale di Banca Profilo. Sebbene questi acquisti fossero stati autorizzati da una delibera consiliare e fossero anche stati comunicati alla Consob, la Commissione dopo un’ispezione del maggio 2013 decise di aprire un’inchiesta ipotizzando una «manipolazione operativa del mercato». Motivo: la Consob sospettava che quegli acquisti fossero stati fatti ad arte per sostenere in Borsa il titolo di Banca Profilo.
L’indagine della Consob era stata meticolosa, e aveva appurato delle coincidenze ritenute sospette. Innanzitutto gli acquisti erano stati continui in un lungo arco di tempo: su un periodo di 472 giorni, sono state comprate azioni in ben 353 giorni. Ma le statistiche raccolte dalla Consob erano state ancora più dettagliate: in 310 giorni gli acquisti sono arrivati nella fase finale della seduta, in 38 giornate la quantità comprata è stata superiore al 50% dei volumi totali, in 254 giorni gli ordini sono stati inseriti alle 17,29 e in 18 casi gli acquisti sono avvenuti su prezzi che poi si sono rivelati i minimi di seduta. Tutto questo, e altro, hanno indotto l’Ufficio Abusi di Mercato della Consob a ritenere che Arepo Bp (società controllante di Banca Profilo e detenuta al 100% da Sator di Matteo Arpe) aveva artificialmente sostenuto il titolo Profilo in Borsa. Anche perché la banca in quel periodo aveva p/e ben più elevati rispetto ai concorrenti.
Gli avvocati di Arpe hanno subito dato battaglia, ricorrendo prima al Tar e poi al Consiglio di Stato. Il ricorso prendeva spunto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha condannato l’Italia per il doppio processo a cui sono stati sottoposti Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti per la vicenda dell’equity swap di Ifil-Exor. Il Tar, nel novembre 2014, ha respinto il ricorso di Banca Profilo, che chiedeva l’annullamento del processo sanzionatorio. Ma il Consiglio di Stato, basandosi proprio sulla sentenza Grande Stevens della Corte europea, ha poi chiesto alla Consob di modificare il suo regime sanzionatorio. Cosa che l’Autorità guidata da Giuseppe Vegas ha fatto, per adeguarsi alla sentenza europea.
Arriviamo così ai giorni nostri: dopo il lungo iter, dopo i ricorsi e i controricorsi, la Consob ha assolto Arpe, Candeli e le due persone giuridiche coinvolte (Banca Profilo e la controllante Arepo Bp), perché gli indizi raccolti non sono sufficienti per partire con le sanzioni.

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