Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Caso Madoff, UniCredit non fa accantonamenti

di Morya Longo

«Otto hedge fund stranieri hanno rinunciato all'azione legale in cui reclamavano presunti danni per 17,35 miliardi di euro contro UniCredit e altri soggetti». L'istituto di Piazza Cordusio ha pubblicato proprio ieri il progetto di bilancio, e in serata – con una nota – ha già disinnescato una mina: quella della maxi-causa da 17 miliardi avviata da un gruppo di hedge fund. Sul bilancio si trova scritto che otto fondi hanno promosso azione legale contro UniCredit, ma l'istituto guidato da Federico Ghizzoni ha deciso di non accantonare un euro perché considerava l'azione «destituita di fondamento». E aveva ragione: in serata la stessa UniCredit ha infatti comunicato che i fondi hanno rinunciato alla causa. Il problema è che l'istituto di Piazza Cordusio di cause pendenti ne ha molte altre, tanto che il gruppo ha in essere un fondo per rischi ed oneri pari a quasi 1,4 miliardi (escludendo le cause fiscali). Cifra che potrebbe «non essere sufficiente», se si pensa che per i casi Madoff e per molti altri UniCredit non ha accantonato nulla.

Il bilancio, che dovrà essere approvato dall'assemblea degli azionisti, offre numerosi dettagli e molti numeri che però non rispondono alla domanda che tanti si pongono: dopo Intesa Sanpaolo, Montepaschi e Ubi, è possibile che anche UniCredit debba aumentare il capitale? Sul mercato tanti scommettono che – prima o poi – lo farà. UniCredit ha un «Core Tier 1» (coefficiente che indica la solidità patrimoniale di una banca) all'8,6%: adeguato con i nuovi parametri richiesti dal mercato alla luce delle regole di Basilea 3. Il problema è che UniCredit potrebbe essere considerata una banca d'interesse «sistemico», per cui le potrebbe essere richiesto un coefficiente più elevato. L'altro problema è che Intesa Sanpaolo sta procedendo a un aumento di capitale da 5 miliardi, per portare il «Core Tier 1» al 9,5%. Questo renderebbe il coefficiente di UniCredit più basso, sebbene pur sempre adeguato. Per questo il mercato ipotizza che, più avanti per evitare ingorghi con le altre ricapitalizzazioni, anche UniCredit possa chiedere soldi al mercato.

Il bilancio, di per sé, non evidenzia particolari necessità. Il gruppo ha infatti chiuso con un utile netto di 783 milioni, dopo la perdita da 633 dell'anno scorso. E i coefficienti patrimoniali sono in linea con le richieste del mercato e di Basilea 3. Quello che pesa, però, da un lato è la crescita dei crediti deteriorati, saliti in un anno da 19,8 miliardi lordi a 26,6 miliardi. Dall'altro colpisce la mole di contenziosi legali. C'è l'inchiesta «Brontos», avviata dal Pm di Milano Alfredo Robledo, che ipotizza la «dichiarazione fraudolenta» (un reato la cui finalità, spiega la legge, è «evadere le imposte sui redditi»). C'è la causa legata al crack di Madoff, per cui UniCredit non ha effettuato accantonamenti perché «allo stato attuale non è possibile prevedere in maniera affidabile i tempi e l'esito delle varie azioni». C'è la causa legata a Cirio, per la quale UniCredit – in relazione alle eventuali responsabilità di Capitalia – non ha effettuato accantonamenti. E tante altre. Da ieri ce n'è però una in meno: quella degli otto hedge fund.

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa