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Caso Ligresti, pronto il vertice in Mediobanca

L’avvocato Mario Zanchetti, che assiste l’ad di Mediobanca Alberto Nagel sul versante giudiziario di FonSai, sta lavorando alla richiesta di archiviazione per l’ipotesi di ostacolo alla vigilanza relativa ai supposti patti con la famiglia Ligresti. La richiesta non sarà però inoltrata prima del consiglio Mediobanca, convocato per domani, nel quale Nagel spiegherà la sua versione dei fatti sulla vicenda. Un consiglio non è però un Tribunale ed è logico che in quella sede si parli soprattutto di business.
In quest’ottica occorre risalire al contesto nel quale Nagel appose la sua sigla sul foglietto scritto a mano con le richieste della famiglia Ligresti per farsi da parte e consegnare a Unipol le chiavi di FonSai.
La riunione a porte chiuse, negli uffici del gruppo Mediobanca in Foro Bonaparte, si tenne il 17 maggio. In quell’occasione, ha riferito il 2 agosto scorso Nagel al pm di Milano Luigi Orsi, il capostipite della famiglia, Salvatore Ligresti, arrivò addirittura a minacciare il suicidio. Pochi giorni dopo, il 21 maggio, si sarebbe dovuta tenere l’assemblea Premafin (che invece fu poi rinviata) per varare l’aumento di capitale riservato a Unipol, operazione che senza l’assenso dell’azionista di maggioranza non sarebbe mai decollata. Si trattava di ottenere quel sì e per Mediobanca la questione non era di poco conto, dato che l’istituto era esposto nei confronti di FonSai per oltre un miliardo e che la compagnia navigava in cattive acque con i margini di solvibilità al di sotto dei minimi regolamentari. L’integrazione con Unipol, per dar vita al primo polo assicurativo italiano nel ramo danni, era l’unica soluzione concreta per evitare il commissariamento di FonSai.
Così Nagel appose la sua sigla sotto quel foglietto – per “presa di conoscenza”, ha spiegato – che conteneva le richieste più disparate, 15 milioni di buonuscita per ciascuno dei membri della famiglia, il posto di lavoro in Svizzera per Paolo Ligresti, le vacanze gratis al Tanka Village in Sardegna, i week-end pagati alla Cascina Casarina, l’ufficio con segretaria e autista per Salvatore Ligresti. Tutte istanze che Nagel avrebbe dovuto rappresentare a Unipol e anche a UniCredit, principale creditore delle holding a monte di FonSai. E infatti il “foglietto” era indirizzato, oltre che al presidente di Mediobanca Renato Pagliaro e allo stesso Nagel, anche all’ad di Unipol Carlo Cimbri e all’ad di UniCredit Federico Ghizzoni.
Nell’interrogatorio di inizio agosto Nagel spiegò al pm di non aver parlato della cosa nè con l’uno nè con l’altro. Anche perchè pochi giorni dopo, il 22 maggio, la Consob informò Unipol che per ammettere l’esenzione dall’Opa riteneva non dovesse essere concesso alcun trattamento di favore alla famiglia Ligresti, responsabile della gestione che aveva condotto FonSai sull’orlo del dissesto: nè le buonuscite, nè la manleva che i legali dei Ligresti chiedevano tutela dei loro clienti. Nagel ha sempre sostenuto che non si trattasse di un patto occulto, e in effetti molte delle richieste erano rivolte a terzi. Ma dal 22 maggio non ci sarebbe stato comunque più nulla da comunicare che la Consob avrebbe potuto accettare.

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