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Caso Libor, multa record per Ubs

Un miliardo di dollari. Tanto Ubs rischia di dover pagare per soddisfare tutte le autorità di regolamentazione coinvolte nello scandalo sul Libor, ovvero i maneggi per addomesticare il tasso interbancario che regola 350mila miliardi di contratti finanziari inclusi i mutui ipotecari. La voce, non è ancora stata confermata ufficialmente dalle autorità, né dalla banca, ma è stata diffusa contemporaneamente da media britannici e americani. Una voce più che verosimile in quanto da giorni si sapeva che Ubs era alle battute finali di una trattativa che coinvolge regolatori statunitensi, britannici e svizzeri.
L’annuncio ufficiale dell’accordo è atteso per lunedì e se sarà confermato nella misura ipotizzata rappresenta una svolta molto significativa rispetto al passato. Barclays bank, a lungo considerata la banca più coinvolta nel caso Libor, è stata multata la metà (450 milioni di dollari circa) dell’immaginario conto presentato all’istituto svizzero. Ubs, lo ricordiamo, ha licenziato una dozzina di dipendenti che risultavano coinvolti nella correzione artificiosa del tasso. E proprio in Ubs ha lavorato per anni Tom Hayes il trader poi passato al desk giapponese di Citi che è stato arrestato tre giorni fa dal Serious fraud office britannico insieme con due broker. L’inchiesta penale sul Libor è entrata ormai in una fase completamente nuova e pare destinata a riservare inattesi risvolti. È possibile, infatti, che nei prossimi giorni ci siano nuovi arresti a conferma delle estese ramificazioni di un caso che scuoterà la City e le altre capitali finanziarie per molto tempo ancora.
Risvolti penali a parte si devono ancora vedere misure amministrative e aziendali radicali in molte altre banche. Alla fissazione del Libor non hanno partecipato solo Barclays e Ubs, ma una dozzina di istituti in tutto, per lo più inglesi e americani. Hsbc e Rbs sono da tempo in trattativa con le authority al di qua e al di là dell’Atlantico, ma la conclusione non appare imminente. Né tutti gli istituti hanno adottato le misure che ha messo in campo Barclays. Forse perchè fu la prima a venire allo scoperto, forse perchè il nome del suo ceo, Bob Diamond era da tempo associato con forme di «avventurismo» bancario anche per gli standard anglosassoni, ma s’è trovata al centro di un ciclone che l’ha indotta ad azzerare tutti i vertici e a ripensare il proprio modello. Se ne sono andati oltre al ceo, il presidente, Marcus Agius e il chief operating officer Jerry del Missier accusato di aver suggerito ai dipendenti di adottare una linea «morbida» sul Libor.
Lo scandalo del tasso interbancario di Londra ha anche interferito con la corsa per il posto di governatore della Banca d’Inghilterra. Paul Tucker considerato molto vicino a Bob Diamond era il candidato numero uno alla successione di Mervyn King, ma l’amicizia con il ceo di Barclays lo ha indebolito spianando la strada a Mark Carney, governatore della banca del Canada prossimo numero uno della Bank of England.

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