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Caso Ilva, è pressing sul governo

Imprese e sindacati in pressing sul Governo perché intervenga per l’Ilva dopo l’intervista di Claudio Riva al Sole 24 Ore di ieri. «Quando Riva dice che l’azienda sta affondando, evidenzia una situazione purtroppo vera che stiamo vivendo direttamente», dice il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, preoccupato per il futuro di un centinaio di realtà, tra cui l’indotto, con circa 6mila dipendenti.
Verso le imprese l’Ilva ha accumulato un abbondante scaduto. I pagamenti sono in ritardo di almeno quattro mesi; in arretrato anche le retribuzioni dei lavoratori. Domani è in programma un vertice in Prefettura tra Confindustria e banche per cercare di tenere aperto il rubinetto del credito. «Non siamo contrari al commissariamento – osserva Cesareo –, ma siccome gli investimenti necessari all’Ilva richiedono molti soldi e azionisti disposti a metterceli, occorre che il Governo realizzi quanto prima una governance condivisa tra proprietà e gestione commissariale. Serve chiarezza sul futuro».
«Claudio Riva – interviene Marco Bentivogli, segretario nazionale Fim Cisl –, più che annunciare cordate che poi non si realizzano, dica chi sono gli investitori e quanto sono disposti a mettere. E se non lo fa lui, sia il Governo a farlo emergere. Oggi, al tavolo per la siderurgia al Mise, porremo questo problema. L’Ilva è in una condizione drammatica e certo non possiamo aspettare che passino mesi a vuoto».
«Claudio Riva attacca la nostra gestione – incalza Edo Ronchi, sub commissario dell’azienda –, ma dimentica il punto di partenza: i commissari si sono insediati su incarico del Governo perché un anno fa l’Ilva era paralizzata, con gli impianti e le merci sequestrate e il cda dimissionario. Una situazione pesante. Invece se oggi l’Ilva è tornata appetibile, lo deve anche al lavoro fatto in quest’anno e alla predisposizione di un piano ambientale e di un piano industriale che indicano un percorso di risanamento e rilancio. L’Ilva è in perdita? Certo – aggiunge Ronchi -, ma le ha avute anche la gestione Riva e noi veniamo da un 2013 terribile: mercato debolissimo, meno produzione, impianti fermi, primi esborsi per gli interventi dell’Aia». «Non è vero che l’Ilva perde 80 milioni. L’azienda ci dice che nel primo trimestre 2014 la perdita complessiva è stata di 110 milioni e che tra aprile e maggio le cose vanno meglio», afferma Antonio Talò, segretario Uilm Taranto. Numeri, questi, che anche fonti Ilva confermano.
Sull’uso del preridotto di ferro nella produzione – aspetto del piano industriale di Bondi che Claudio Riva contesta – Rocco Palombella, segretario generale Uilm, sollecita un maggiore approfondimento «perché bisogna verificarne costi e sostenibilità su una produzione di 8 milioni di tonnellate e su un impianto strutturato sul ciclo integrale». E Ronchi chiede: «Si vuole o no produrre acciaio in modo pulito? Secondo noi, il preridotto permette di farlo e anche il Dpcm sul piano ambientale ne raccomanda l’utilizzo». Ancora Bentivogli: «La sperimentazione del preridotto sta andando avanti in siderurgia. Ci sono segnali interessanti».
Il vincolo ambientale non si può bypassare evidenzia Legambiente che è a favore del preridotto. «Lo si scarta perché si fa solo una valutazione di costi – sostiene Leo Corvace di Legambiente Taranto –, ma questa è l’unica strada per ridurre nel ciclo produttivo il peso di agglomerato e cokerie, aree responsabili delle emissioni di diossina e benzoapirene». «Claudio Riva non vuole il preridotto, ma forse – ipotizza Cosimo Panarelli, segretario Fim Cisl Taranto – non vuole nemmeno lo stabilimento come è oggi ma con meno altiforni e meno cokerie. Questo, però, determinerebbe meno occupati. Se Riva pensa a questo, allora deve dirlo».
Intanto ieri la Corte di Cassazione ha confermato i sequestri eseguiti dalla Procura di Milano nei confronti della capogruppo Riva Fire per truffa allo Stato (percepiti indebitamente 100 milioni di contributi all’export). Due i ricorsi presentati: da parte di Riva Fire e di Emilio Riva, scomparso un mese fa. Entrambi rigettati perché «infondato, al limite dell’inammissibilità» quello della capogruppo e «infondato» quello avanzato per conto di Emilio Riva.

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