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Caso Generali, Perissinotto chiama la Consob

di Massimo Mucchetti

Al vertice delle Generali si sta per decidere un esposto alla Consob per la diffusione di notizie imprecise potenzialmente capaci di turbare le quotazioni del titolo. La decisione potrebbe essere presa già oggi dall’amministratore delegato, Giovanni Perissinotto. Rappresenterebbe un altro passo verso il chiarimento dei ruoli e delle responsabilità, in particolare sulla joint-venture Generali-Ppf, tra il management e i francesi, in particolare il vicepresidente Vincent Bolloré e il suo amico e consigliere di Mediobanca, Tarak Ben Ammar, che hanno ripetutamente prospettato dubbi sui rapporti d’affari tra la compagnia e l’oligarca ceco Petr Kellner, principale azionista del Ppf Group. Nulla è ancora deciso, ma è difficile immaginare che le Generali possano arrivare all’assemblea di bilancio in questo stato di tensione interna e senza aver prima ridefinito la governance, a cominciare dalla responsabilità per la comunicazione oggi di fatto suddivisa tra il presidente Cesare Geronzi e il capo azienda Perissinotto. Una seconda lettera dell’Isvap è nel frattempo arrivata a Trieste per chiedere ulteriori chiarimenti sui rapporti interni al management, dopo la prima dedicata al caso Kellner. I bilanci del Ppf Group, peraltro, offrono parecchie notizie già a partire dal resoconto 2008 sull’accordo con le Generali. Dal conferimento del proprio gruppo assicurativo alla joint-venture, il Ppf Group realizza una plusvalenza di 2,7 miliardi di euro. Le Generali ne realizzano una minore, di circa 600 milioni, a causa delle più ridotte dimensioni delle attività apportate all’impresa comune. Un’altra ragione della diversità dei guadagni dipende anche dai valori di libro ai quali i conferenti avevano registrato le società oggetto del conferimento. D’altra parte, ancor oggi l’ 80-85%dei profitti verrebbe dalle attività del socio praghese. Poiché voleva la maggioranza assoluta ritenendo strategico un radicamento crescente nell’Est Europa, le Generali hanno pagato a Kellner un conguaglio in denaro di 1,1 miliardi, che fa parte del guadagno già citato. Per avere liquidità, Kellner ha poi dato in garanzia il suo 49%della joint-venture alla banca francese Calyon (gruppo Crédit Agricole) per ottenere un’apertura di credito di 2,1 miliardi che è stata usata solo in parte. Le ultime notizie dicono per 1,5 miliardi. Il tasso è pari all’Euribor più uno 0,70-0,99%. Tra l’esordio della joint-venture nel gennaio 2008 e il 30 giugno 2010 il valore della partecipazione Ppf è salito da 2,4 a 2,5 miliardi. Nell’estate 2014, Kellner potrà decidere se vendere o meno la sua quota a Generali, nel caso i titoli Generali-Ppf non siano già stati collocati in Borsa o ceduti a un terzo gradito. Il prezzo di cessione partirà da una base, valutata da una primaria banca d’affari internazionale, alla quale si aggiungeranno gli interessi passivi pagati a Calyon e si toglieranno i dividendi erogati dalla joint-venture. Finora gli interessi sono stati meno della metà dei dividendi, che hanno dato a Trieste 570 milioni in 3 esercizi. Il punto su cui verte il conflitto tra Bolloré e Perissinotto — e sul quale l’amministratore delegato incalza il presidente affinché si schieri — è se l’eventuale esborso al 2014 sia un mero debito o un impegno certo o se invece sia una potenziale acquisizione di un’attività che, se e quando sarà, verrà finanziata con cassa, debiti o emissioni azionarie anche considerandone la capacità di reddito a fronte delle transazioni nella stessa area geografica.

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