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Caso Edison, si profila il piano B

di Laura Galvagni

Nella partita sul futuro della Edison comincia a delinearsi un «piano B» che potrebbe scattare se saltasse definitivamente il tavolo tra A2A ed Edf: un intervento coordinato Eni-Enel per rilevare gli asset del gruppo italo francese salvaguardando così l'interesse nazionale. La questione, soprattutto alla luce del caso Parmalat, è seguita ai massimi livelli del governo che informalmente avrebbe già sondato i due colossi energetici italiani per verificare la loro disponibilità a entrare in campo. Nessuno vuole parlarne ufficialmente, ma nessuno nega che il ministero dell'Economia e delle Finanze si sia mosso su incarico di Giulio Tremonti: dall'Eni si fa sapere che il gruppo è pronto a intervenire se chiamato e a patto che le condizioni siano vantaggiose e, altrettanto, fanno intendere dall'Enel.

La vicenda Edison, come noto, si trascina ormai da dieci anni e fin da subito Edf ha giocato un ruolo da primo attore nel capitale della società pur non esercitando mai direttamente il comando. Come si può dopo due lustri arginarne le ambizioni di crescita? Nell'intervista pubblicata ieri da Il Sole 24 Ore, il presidente del consiglio di gestione di A2A (partner di Edf in Foro Buonaparte), Giuliano Zuccoli, ha fatto capire che confida nell'intervento governativo per «potersi sedere al tavolo con i francesi da una posizione di maggiore autorevolezza». Zuccoli, in un certo senso, ha ribadito la validità della bozza di accordo condivisa con i transalpini, e alla quale ha lavorato il direttore generale Renato Ravanelli, pur non nascondendo la necessità di rivedere alcuni termini di governance. Ed è su questo aspetto, infatti, che si concentreranno gli sforzi delle due società per trovare un'idea che soddisfi le parti in causa evitando che la gestione del gruppo risulti ingessata nel prossimo triennio. La missione non è certo facile anche se nelle ultime settimane il rapporto tra A2A e Edf ha segnato importanti passi avanti in termini di dialettica e i francesi sembrano ben disposti alla trattativa. Tuttavia, se il tavolo dovesse saltare, per evitare che i francesi prendano il sopravvento, è indispensabile fin da ora pensare a «piano B», rispetto al quale Eni e Enel, che stanno monitorando attentamente la vicenda, starebbero assumendo una posizione attendista.

Il piano B, evidentemente, già considera il ruolo dominante che i due colossi esercitano nel paese. È chiaro, infatti, che né Enel né Eni possano ambire ad acquistare il pacchetto Edison per intero. L'Antitrust bloccherebbe seduta stante qualsiasi loro ambizione. Ecco perché potrebbero considerare solo di prendere qualche pezzo di Foro Buonaparte, con Enel concentrata sul settore idrocarburi e Eni, tramite Enipower, pronta a incrementare la propria dotazione di capacità produttiva acquistando centrali Edison. Eni, tra l'altro, volendo potrebbe sfruttare anche un'altra opportunità. La bozza di progetto predisposta da A2A e Edf prevedeva infatti che l'ex municipalizzata cedesse ai transalpini due centrali da 800 megawatt ciascuna, in particolare quella di Gissi (Chieti) e quella di Scandale (Crotone). Due attività che, secondo le stime degli analisti, potrebbero valere almeno 800 milioni. Asset che i francesi in un secondo tempo avrebbero dovuto conferire in Edison attraverso un aumento di capitale in natura che avrebbe di fatto sancito la loro posizione di azionisti di controllo e diluito la compagine italiana al di sotto della soglia del 30%. L'idea che sta quindi prendendo forma potrebbe essere quella di far acquistare a Enipower e non a Edf questi due impianti. Ciò permetterebbe ad A2A di fare cassa, necessità alla quale l'utility non vorrebbe rinunciare, ed eviterebbe l'ulteriore ascesa di Edf e la definitiva ritirata italiana nel capitale di Edison.

Per ora si tratta di congetture ma che sarebbero particolarmente gradite a Tremonti che vuole allontanare lo spettro di una campagna francese sul suolo italiano.

 

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