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Il caso Deutsche Bank scuote le Borse Draghi: crescita moderata, tocca agli Stati

Il presidente della Bce Mario Draghi ha evidenziato il problema delle regole Ue di bilancio a volte sbilanciate a favore della Germania e degli altri Stati «con margini» di spesa rispetto a quelli, come l’Italia, che «non hanno margini». Draghi, in una audizione nell’Europarlamento di Bruxelles, si è espresso pesando le parole e senza citare specificamente Roma o Berlino, dove domani è atteso per un intervento al Parlamento tedesco. Tratteggiando uno scenario di ripresa moderata con «rischi al ribasso» nella zona euro, ha ribadito l’utilità di investimenti pubblici da parte dei Paesi con margini di bilancio, come la Germania, che da anni consegue surplus commerciali eccessivi secondo le regole Ue. E ha evidenziato l’asimmetria «intrinseca», per cui il Paese in questione «non è obbligato» a investire, mentre gli Stati senza margini «sono obbligati» da Bruxelles a non spendere.

Draghi, pur sollecitato da eurodeputati, non ha voluto commentare i rischi di tracollo della principale banca tedesca Deutsche Bank, gravata da una multa di 14 miliardi di dollari delle autorità Usa per attività speculative irregolari e da una pericolosa maxi esposizione su derivati. Ieri la quotazione del suo titolo ha toccato il minimo da 24 anni con un -7,54% a Francoforte, che ha superato (con -2,19%) il ribasso delle Borse di Parigi (– 1,80%), Milano (-1,58%) e Londra (-1,32%).

Sui mercati appare aumentata la preoccupazione di conseguenze sistemiche davanti a un eventuale insolvenza dell’ex colosso tedesco del credito. Il vertice di Deutsche Bank ha rassicurato. Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dovuto far smentire le voci di Borsa su una indisponibilità del governo di Berlino a un salvataggio con aiuti di Stato in caso di necessità.

Il numero uno della Bce considera sempre fondamentale il consolidamento dei bilanci per gli Stati della zona euro. Ha affermato che «nelle regole esistenti c’è già molta flessibilità». I governi con conti pubblici in difficoltà (Italia, Francia, Portogallo, Spagna, ecc.) sono invitati a intervenire «nella composizione dei bilanci», spendendo meglio e non di più.

Draghi considera poi «importante che la Ue vada incontro alle aspettative dei cittadini». Pertanto ha giudicato prioritario rilanciare la crescita e l’occupazione come frenare «l’abbassamento dei salari» in corso da tempo. Ritiene necessaria «un’azione comune europea» su flussi migratori, sicurezza e difesa.

Draghi, davanti agli apprezzamenti e alle critiche degli eurodeputati per le scelte di politica monetaria della Bce, ha garantito che la sua istituzione continuerà con gli interventi espansivi in dicembre e in marzo perché «necessari a garantire un ritorno dell’inflazione a livelli inferiori, ma vicini al 2% nel medio termine». Ha difeso la linea accomodante nell’elargizione di liquidità a bassissimo costo, consapevole che — provocando tassi d’interesse minimi o addirittura negativi — si «favoriscono i debitori» e «penalizzano i risparmiatori».

Il presidente della Bce ha poi ammesso la «situazione di squilibrio» nel sistema bancario, confermando ancora una volta che «se giustificato, agiremo usando tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del nostro mandato». La zona euro, se non si completano Unione bancaria e Unione del mercato dei capitali, la vede «vulnerabile».

Ivo Caizzi

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