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«Il cashback e Io ? Una svolta, ma serviva più gradualità»

«Siamo all’alba della digitalizzazione». Diego Piacentini ha osservato e commenta da Bellevue, vicino a Seattle, il battesimo del fuoco della sua app Io: il cashback. «Sua» perché è stato Piacentini — già vicepresidente di Apple e Amazon — a far partire il progetto nel 2018, nel biennio in cui era commissario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale italiana.

Nei primi giorni ci sono stati errori e difficoltà di accesso e caricamento: poteva andare meglio? «Io sono soddisfatto, vedo il bicchiere mezzo pieno. Un anno e mezzo fa avevamo previsto tutti i problemi che sarebbero potuti accadere. Questi sono sistemi complessi, e ogni tanto ci mettiamo del nostro. Nel caso del cashback il problema può essere stato nella parte di backend riguardante i sistemi di pagamento e nella gestione dei volumi da parte dell’identità digitale Spid».

Ci mettiamo del nostro? «Parlo senza conoscere dettagli che possono aver portato ad agire in un determinato modo, ma quando i processi sono così complessi i tempi andrebbero dettati da chi gestisce la tecnologia e non da chi cerca il consenso politico: vale per i click day, che generano aspettative e fanno sì che tutti si colleghino in contemporanea, e per il cashback, per cui io avrei immaginato un debutto scaglionato su base regionale».

Non basta fare i test? «Aiutano, ma non eliminano tutti i problemi. Ci vuole un coordinamento tecnico operativo. Serve tempo, per esempio per preparare Sia (la società che eroga le tecnologie per il settore bancario, ndr) a gestire un numero di transazioni fuori dall’ordinario. E il tempo c’era. Ma non si pensi che queste cose capitino solo in Italia o nel pubblico».

Nei processi complessi

i tempi non andrebbero dettati dalla politica

Cioè?

«Le faccio un esempio: quando, nel 2015, lanciammo l’Amazon Prime Day con nove mesi di preparazione, migliaia di persone coinvolte e sistemi più resilienti, flessibili e funzionanti di quelli dell’amministrazione pubblica ricevemmo critiche da tutto il mondo perché i prodotti finivano nei millisecondi in cui gli utenti cliccavano su acquista. L’importante, anche nel caso di Io, è avere processi di valutazione degli errori e continuare a migliorare, in modo che le prossime innovazioni siano meno traumatiche. Si dovrà poi fare un documento tecnico chiaro e trasparente per dire cosa ha funzionato, cosa non ha funzionato e come si è intervenuti».

Il bicchiere è mezzo pieno?

«Abbiamo linee guida trasparenti su design, interoperabilità o procedure su cui creare i servizi: sono tutte nel nostro piano triennale. Quasi nove milioni di persone hanno scaricato uno strumento, Io, con codice aperto e pubblico che può semplificare le transazioni e le comunicazioni fra cittadino e Stato. Ed è un bene che non sia l’unico: lo Stato non deve essere monopolista, ma deve poter dialogare con qualsiasi sistema applichi le linee guida».

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