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Cashback, lo stop agita la maggioranza

«Il cashback si conclude il 30 giugno». Poi si vedrà. Poche parole ma definitive del ministro dell’Economia Daniele Franco mettono la parola fine alla misura voluta dall’ex premier Giuseppe Conte nel suo secondo governo e avviata lo scorso dicembre per incentivare i pagamenti elettronici (escludendo però gli acquisti online) e combattere l’evasione. E a poco servono le proteste (solitarie) del ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli durante la cabina di regia a Palazzo Chigi: la storia del cashback potrebbe fermarsi qui.

Doveva durare fino al giugno 2022, di sei mesi in sei mesi, con un costo di circa 4,7 miliardi. «Sospesa per migliorare» viene spiegato da chi ha appoggiato la decisione presa due giorni fa a Palazzo Chigi. Ma è quasi certo che invece il percorso del cashback si fermi definitivamente. Perché, come ha spiegato anche il premier Mario Draghi motivando lo stop, non è uno strumento sufficiente per combattere l’evasione. Si ipotizza quindi una misura alternativa che possa incentivare gli esercenti a preferire i pagamenti elettronici ai contanti, una sorta di meccanismo di credito d’imposta per i pos.

Il bilancio

Il sottosegretario al Tesoro, Durigon (Lega): ci saranno più risorse

in bilancio

Ma scoppia il caso in maggioranza. Dal Consiglio europeo in Lussemburgo, è ancora il ministro Cinque Stelle Stefano Patuanelli a far esplodere la questione con un tweet: «La sospensione del cashback è un errore, l’ho detto e ripetuto ieri in cabina di regia. Mi auguro si possa tornare indietro su questa decisione». Parole che dette dal capodelegazione dei Cinque Stelle nel governo danno il via ad un coro di proteste grilline. A partire da quella di un’altra esponente Cinque Stelle del governo Draghi, la ministra Fabiana Dadone, titolare delle Politiche giovanili: «Il cashback come strumento di incentivo all’utilizzo di pagamenti elettronici e lotta all’evasione è stato perfetto, è un errore sospenderlo: chiederemo in consiglio dei ministri i motivi di questa decisione». Critiche anche dal M5S in commissione Finanze e Bilancio del Senato che parla di «decisione pessima: il Parlamento – dicono i senatori Emiliano Fenu e Gianmauro Dell’Olio – aveva già votato contro chi ne chiedeva una sospensione, il governo a chi risponde?». Più possibilista invece il Pd, che nel Conte 2 aveva appoggiato la misura. Il responsabile economico del partito Antonio Misiani parla di «occasione per un monitoraggio accurato dei risultati della sperimentazione e l’introduzione dei correttivi necessari per migliorare la strategia di incentivazione» dei pagamenti digitali». Ma nel prossimo Consiglio dei ministri, che si terrà oggi, è quasi certo invece che la questione verrà archiviata una volta per tutte. Anche se non si esclude che i malumori grillini potrebbero sortire qualche effetto.

Festeggia l’altra ala del governo, da Italia Viva a Forza Italia, con la Lega che da mesi chiedeva la sospensione: «Ci saranno più risorse in bilancio», dice il sottosegretario al ministero dell’Economia Claudio Durigon, mentre Matteo Salvini chiede l’abolizione del tetto di spesa di denaro in contante. Nella polemica c’è spazio anche per un botta e risposta tra Alessandro Di Battista e l’ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che ha definito lo stop al cashback «un pessimo messaggio per i cittadini»: «Che diavolo ci fate al governo?», ha replicato l’ex parlamentare: «Il Movimento continua a non toccare palla».

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