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Cashback ancora al rallentatore sulle carte di credito

L’operazione del cashback di Stato ha superato i primi ostacoli informatici, ma l’app «Io» fatica ancora a registrare tutti gli strumenti di pagamento. Terminate le attività di manutenzione che hanno rallentato il debutto, i problemi sono stati risolti per il circuito nazionale delle carte di debito (PagoBancomat) ma non totalmente per le carte di credito. Per le quali continua a verificarsi «un errore temporaneo nel salvataggio». Ancora ieri, 9 dicembre, secondo giorno ufficiale del “cashback di Natale”, anche dopo aver aggiornato l’app, il messaggio era: «Riprova». Per molti si sono quindi rivelati vani i tentativi di aggiungere ad esempio le carte Visa o Mastercard nel portafoglio della app.

«È possibile che alcuni utenti riscontrino ancora qualche difficoltà nel caricamento delle carte di credito, poiché è in fase di smaltimento la coda dei rallentamenti accumulati negli ultimi due giorni su questa specifica funzione», hanno spiegato fonti di Palazzo Chigi. Ma tant’è. Se alla partenza dell’8 dicembre si era creato un imbuto in stile “click day”, con l’adesione di oltre 2,2 milioni di persone, e picchi di 14mila operazioni al secondo nel wallet dell’applicazione, ora le cose migliorano ma non sono completamente a posto. E mentre sono circa 2,8 milioni i cittadini che – spiega il governo – alle 17 di ieri si sono iscritti al programma, con un totale di 3,1 milioni di strumenti di pagamento elettronici attivati, per tanti cittadini è ancora rinviata la possibilità di accumulare i rimborsi del 10% sugli acquisti in negozio (massimo 150 euro su 1.500 euro di spesa). E si riduce il tempo a disposizione per raggiungere entro fine anno la soglia richiesta dei dieci pagamenti digitali. Soprattutto se si considera che quando si registra uno strumento di pagamento, questo è sì attivo dal giorno stesso, ma vengono conteggiati ai fini del cashback gli acquisti eseguiti «dalle ore 00:01 del giorno seguente», come si legge nelle istruzioni online.

Tornando alle card, tutto bene per le PagoBancomat, che dopo alcune difficoltà sono tornate visibili su «Io» dalla serata dell’8 dicembre. Ma si tratta di strumenti che hanno un percorso “agevolato”: l’utente può non inserire alcun dato, neanche il nome della banca, perché il sistema cerca in automatico le carte intestate e le propone per la selezione. Una strada prevista dal decreto attuativo del cashback di Stato per facilitare le registrazioni, visto che Bancomat gestisce circa i tre quarti delle transazioni con carte di debito in Italia. Risultato: ieri erano circa 1,2 milioni le PagoBancomat registrate. Più complicata, invece, risulta la comunicazione con i circuiti delle carte di credito, per le quali bisogna inserire numero, data di scadenza e codice di sicurezza. Da questo punto di vista, si è trovato avvantaggiato chi aveva già registrato la carta di credito su «Io» prima dell’operazione cashback, e ha dovuto solo abilitarla al nuovo programma.

Le altre carte e app di pagamento visibili sono quelle associate non direttamente sulla «Io», ma tramite gli issuer convenzionati, cioè i fornitori degli strumenti elettronici che hanno sottoscritto l’accordo con PagoPa. E che possono consentire di aderire tramite i propri canali: applicazioni, siti di e-banking, servizi dedicati presso sportelli fisici, e via dicendo. Lo fanno Bancoposta, Postepay, banca Sella, Enel X Pay, Hype, Nexi Pay, Satispay e Yap; cui si aggiungeranno American Express, BancomatPay, Credem e Flowe, e anche Apple Pay, Samsung Pay, Google Pay e Garmin Pay.

Non c’è limite alle carte e alle app che ciascun utente può abilitare al cashback di Stato, ma le transazioni vengono conteggiate cumulativamente. Fa fede, insomma, il codice fiscale dell’utente, che è tenuto a indicare anche l’Iban su cui ricevere i rimborsi. Resta fermo che valgono solo gli acquisti in Italia, e che lo stesso metodo di pagamento (se cointestato) non può essere attivato in contemporanea da due o più partecipanti.

L’app dei servizi pubblici «Io» è stata scaricata da oltre 8,2 milioni di persone: 600mila in più dell’8 dicembre. Ma a fotografare la febbre del cashback di Stato ci sono anche i dati degli issuer. Ad esempio, il 90% degli utenti delle due app di Nexi – NexiPay (1,4 milioni di user) e Yap (850mila) – ha aggiornato l’applicazione per aderire al nuovo rimborso di Stato. «Abbiamo avuto anche noi momenti di rallentamento, soprattutto l’8 mattina e il 9 verso l’ora di pranzo. Ci aspettavamo un’onda ma non così imponente. Per questo continuiamo a rafforzare la nostra struttura tecnica», dice Roberto Catanzaro, Business development director di Nexi.

Altra app che ha concesso fin da subito l’iscrizione (senza intoppi) sui suoi canali è Satispay, piattaforma indipendente dai circuiti tradizionali, con circa 1,4 milioni di utenti, il 30% dei quali ha aderito al cashback di Stato. Satispay ha dalla sua un’arma in più: partecipa al cashback anche con il suo servizio «Ordina a domicilio», in cui il pagamento avviene via app ma a distanza. Al contrario delle piattaforme di delivery online ed e-commerce esclusi dal nuovo incentivo.

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