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Casellario, salvagente fiscale

Il casellario giudiziale intonso salva i clienti della «cartiera» dall’accertamento. E anche i rilievi fiscali sulla loro società cadono, in quanto il raddoppio dei termini in presenza di reato tributario opera solo se la denuncia da parte dell’Agenzia delle entrate e/o della Guardia di finanza è stata trasmessa in Procura entro la scadenza dei termini ordinari. Ad affermarlo è la Ctr Sicilia, sezione staccata di Siracusa, con la sentenza n. 2903/16/16, depositata lo scorso 8 agosto. I giudici di appello hanno annullato il verdetto di primo grado, in cui una società edile era stata condannata a versare al fisco oltre un milione di euro. I verificatori avevano disconosciuto alcuni costi per lavori di costruzione, subappaltati a un’altra azienda, ritenuti dall’ufficio oggettivamente inesistenti. Mentre la Ctp aveva basato la propria decisione sul quadro probatorio, in appello la partita si giocava sulla tempistica di tutta la vicenda. Gli accertamenti, erano relativi all’anno d’imposta 2006, ma erano stati notificati nel settembre 2012. La Ctr ricostruisce il quadro normativo e giurisprudenziale sulla materia, fino ad arrivare al duplice intervento del dlgs n. 128/2015 e della legge n. 208/2015, che ha riscritto il calendario dei controlli fiscali. La novità, precisa il collegio, si applica però solo «a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2016», mentre per le annualità pregresse «rimangono operative le previgenti disposizioni in materia di raddoppio dei termini». Senza dimenticare, però, la modifica sancita dal dlgs n. 128/2015, secondo cui il raddoppio non opera qualora la denuncia da parte dell’amministrazione finanziaria «sia presentata o trasmessa oltre la scadenza ordinaria dei termini di cui ai commi precedenti». In sede di appello i ricorrenti hanno allegato al fascicolo processuale le certificazioni rilasciate dal tribunale di Siracusa (carichi pendenti e casellario giudiziale) e la comunicazione ex art. 335 c.p.p. rilasciata dalla procura della repubblica, datate rispettivamente settembre e ottobre 2015, «dalla quale non risultano iscrizioni di procedimenti penali in corso». Da qui l’illegittimità degli atti impugnati, dichiarata senza entrare nel merito della questione, «non risultando dalla documentazione in atti che l’Agenzia e/o la Gdf abbiano trasmesso nei termini ordinari dell’accertamento alcun rapporto all’autorità giudiziaria di notizia di reato».

Valerio Stroppa

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