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Prima casa, va ko l’avviso incompleto

L’acquirente di un immobile ha diritto a conservare le agevolazioni fiscali sulla prima casa quando l’avviso è privo dei documenti, anche catastali, che provano l’abitazione di lusso.

A questa interessante conclusione è giunta la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 11623 dell’11 maggio 2017, ha accolto nel merito il ricorso del neoacquirente di un immobile che, per l’amministrazione, era di lusso.

In altri termini, hanno spiegato gli Ermellini, la qualificazione di un immobile come di lusso, da cui scaturisce la perdita di agevolazioni fiscali, impone la motivazione dell’atto con cui l’amministrazione provvede in termini che esplicitano in maniera intellegibile le specifiche giustificazioni.

Con la decisione di oggi l’atto impositivo è stato definitivamente annullato sulla base del principio secondo cui «in tema di imposta di registro è nullo per difetto di motivazione l’avviso di liquidazione con il quale le Entrate abbiano revocato le agevolazioni fiscali per l’acquisto della «prima casa», qualora la motivazione dell’atto faccia riferimento a «controlli d’ufficio effettuati» e «risultanze della documentazione allegata agli atti», di fatto non allegati, né precedentemente noti al contribuente, né riprodotti nell’avviso stesso, atteso che l’obbligo di allegazione, previsto dall’art. 7 della legge n. 212 del 2000, mira a garantire al contribuente il pieno e immediato esercizio delle sue facoltà difensive, laddove, in mancanza, egli sarebbe costretto a una attività di ricerca, che comprimerebbe illegittimamente il suo diritto di difesa».

Debora Alberici

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