Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Prima casa, tre anni per la residenza

Nell’ambito delle agevolazioni connesse all’acquisto della prima casa, il termine di 180 giorni per trasferire la residenza non deve intendersi come perentorio: con la conseguenza che, qualora il trasferimento sia avvenuto comunque entro tre anni dall’atto (termine per emettere l’eventuale rettifica fiscale), le agevolazioni vengono conservate. E’ il principio nella sentenza n. 6222/21/16 della Ctr di Roma, depositata il 19 ottobre.

Un contribuente della Capitale impugnava l’avviso di liquidazione con cui l’Agenzia delle entrate rettificava i benefici fiscali fruiti in sede di acquisto di un’abitazione «prima casa». La rettifica si basava sul mancato trasferimento della residenza entro i 180 giorni dal rogito; trasferimento che, tuttavia, era avvenuto entro i tre anni. In tal senso, infatti, i requisiti per fruire delle agevolazioni fanno riferimento a tre diversi aspetti: le caratteristiche intrinseche dell’immobile acquistato, il tempo massimo entro il quale stabilire la residenza nello stesso Comune ove è ubicato, e la pregressa situazione patrimoniale dell’acquirente. Anzitutto è necessario che la nuova abitazione non sia stata accatastata come un immobile di lusso; inoltre, qualora il contribuente non abbia già la residenza stabilita nello stesso Comune dove si trova l’immobile acquistato, dovrà dichiarare nell’atto di acquisto di volercela stabilire entro 18 mesi; infine lo stesso acquirente dovrà dichiarare «di non essere titolare, esclusivo o in comunione col coniuge, di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune dove si trova l’immobile oggetto dell’acquisto agevolato» e «di non essere titolare, neppure per quote o in comunione legale, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà, uso, usufrutto, abitazione o nuda proprietà, su altra casa di abitazione, acquistata, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa».

La Ctp respingeva il ricorso e contro la sentenza proponeva appello il contribuente. Il collegio di seconde cure ha accolto il gravame, ribaltando la decisione. Il termine di 180 giorni, spiega la Ctr, non deve intendersi quale perentorio, e in tal senso si esprime la corte di Cassazione nella sentenza n. 14399/13 richiamata. La decadenza dal beneficio fiscale si ha soltanto nel caso in cui il trasferimento non avvenga entro i tre anni dall’atto notarile: termine che coincide con la decadenza del potere d’accertamento da parte dell’Ufficio fiscale, per recuperare le maggiori imposte.

Nicola Fuoco

[omissis] L’Agenzia delle entrate notificava al contribuente l’Avviso di accertamento con cui gli comunicava la perdita del beneficio fiscale previsto dall’art. 1 del Dpr n.131 del 1986 (per il caso di acquisto della prima casa), a cagione ed in ragione del fatto che Egli aveva trasferito la residenza nella nuova abitazione oltre il termine di diciotto mesi stabilito dalla legge.

La Commissione Provinciale respingeva il ricorso del Contribuente, che impugnava l’atto deducendo che il predetto termine non è perentorio e che comunque la decadenza dal beneficio va riconnessa all’inutile decorso del termine di tre anni decorrente dalla registrazione dell’atto di acquisto dell’immobile. Il contribuente impugna la sentenza chiedendone l’annullamento per i seguenti motivi.

[omissis] 1. L’appello è fondato.

Con il primo mezzo di gravame il Contribuente lamenta la ingiustizia dell’impugnata sentenza deducendo che il Giudice di primo grado ha erroneamente ritenuto che il termine di 180 giorni per il trasferimento nella prima casa, ai fini della fruizione dell’agevolazione fiscale prevista dall’art.1 del Dpr n.131 del 1986, sia perentorio.

La doglianza merita accoglimento.

La Corte di Cassazione ha già affermato al riguardo, in precedenti identici, che il termine in questione non è perentorio e che la decadenza dal beneficio fiscale per il caso di acquisto di prima casa interviene solamente nell’ipotesi in cui il Contribuente non effettui il trasferimento nella nuova casa entro tre anni dalla registrazione dell’atto (Cfr. Cass. n. 14399 del 2013).

E poiché nella fattispecie il trasferimento è avvenuto entro tale termine, il provvedimento dell’Amministrazione non resiste alla doglianza; e, in rettifica dell’impugnata sentenza, va annullato.

2. In considerazione delle superiori osservazioni, l’appello della Contribuente va accolto, con conseguente annullamento della sentenza impugnata e dell’Avviso di accertamento impugnato in primo grado.

Si ravvisano giuste ragioni per condannare l’Agenzia delle entrate al pagamento, in favore dell’appellante, delle spese processuali liquidate come da dispositivo.

PQM la Commissione Tributaria Regionale di Roma, Sez. XXIA, disattesa ogni contraria istanza ed eccezione, accoglie l’appello proposto dalla Contribuente; e, per l’effetto, annulla la sentenza appellata e l’Avviso di accertamento impugnato in primo grado. Condanna l’Amministrazione al pagamento, in favore dell’appellante, delle spese processuali in misura di .1000,00, oltre Iva e accessori dovuti ex lege.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un balzo in avanti. In parte previsto, ma che comunque apre una prospettiva diversa rispetto al pess...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Decontribuzione dal 50 al 100% per i lavoratori che usciranno dalla cassa integrazione del settore t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dica la verità, senatrice Bongiorno, ma la Lega vuole davvero i fondi del Recovery che sono legati ...

Oggi sulla stampa