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Casa, il governo ferma la nuova tassa

«Non sta né in cielo, né in terra». Dopo la tassa su Airbnb il premier Matteo Renzi blocca la nuova tassa sulla casa. L’Imi, che avrebbe sostituito Imu e Tasi con un’aliquota un po’ più alta, fino all’11,4 per mille contro il 10,6 massimo di Imu e Tasi, era stata presentata con un emendamento alla legge di Bilancio dal capogruppo pd in Commissione Bilancio, Maino Marchi, suggerito dall’Associazione dei Comuni. Ma ha avuto vita brevissima. «Finché c’è questo governo – dice Luigi Marattin, sottosegretario a Palazzo Chigi con delega sugli enti locali – le tasse si riducono».

L’emendamento è stato ritirato, e dalla scena ne sono scomparsi altri 1.500, giudicati inammissibili dalla Commissione Bilancio. Compreso quello che ripristinava il progetto per il Ponte sullo Stretto di Messina. Ne restano da esaminare altri 3.500, ma i gruppi parlamentari si sono impegnati a portarne al voto, al massimo, 900.

Oggi intanto arriverà il primo verdetto della Commissione Ue sul bilancio del prossimo anno. I maggiori dubbi di Bruxelles riguardano la natura «eccezionale» delle spese che il governo vorrebbe fossero scomputate dal deficit. Tra queste ci sono i 6,2 miliardi per il terremoto, ma solo una parte (2,8 miliardi) sono legate direttamente al sisma. Nella lista il governo ha inserito anche quelle per i vecchi bonus sulle ristrutturazioni e la riqualificazione energetica degli edifici, quelle per la tutela idrogeologica e la messa in sicurezza delle scuole. In tutto 3,4 miliardi, che si spenderanno perché previsti per legge. Ma che, se la Ue dovesse dare verdetto negativo, dovrebbero essere compensati con tagli o nuove tasse per rispettare l’obiettivo di deficit al 2,3%

Mario Sensini

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