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Casa e risparmi, riccometro più pesante

L’effetto Imu si fa sentire anche sul nuovo «riccometro». I meccanismi per calcolare la «situazione economica equivalente» (Isee), cioè il combinato di reddito e ricchezza rapportato all’ampiezza del nucleo familiare, che misura il benessere della famiglia prima di presentarle il conto dei servizi sociali e delle tasse universitarie, vengono riscritti da un Dpcm (anticipato sul Sole 24 Ore di domenica) che tiene conto del rigonfiamento del valore fiscale degli immobili prodotto dall’imposta municipale. A differenza del vecchio Isee, poi, il nuovo indicatore punta gli occhi anche sui redditi diversi da quelli tassati dall’Irpef, per esempio quelli soggetti a cedodare secca, e le pensioni d’invalidità. L’effetto finale si riassume nel fatto che in genere il nuovo indicatore sarà più severo di quello utilizzato fino a oggi: non per tutti, però, perché per esempio il meccanismo riformato prevede franchigie inedite per i nuclei familiari in cui siano presenti persone disabili, con uno “sconto” che prova a essere modulato in misura proporzionale al grado di disabilità.
L’impianto complessivo dell’indicatore impiegato per misurare il benessere familiare è confermato rispetto al vecchio riccometro, e calcola per intero le componenti reddituali e per un quinto risparmi e investimenti. La casa, ai valori Imu, con i nuovi moltiplicatori che aumentano del 60% il valore dell’immobile, conta sia a livello reddituale che patrimoniale (con alcune franchigie).
Nell’indicatore patrimoniale impiegato fino a oggi, il vecchio valore fiscale dell’abitazione veniva alleggerito di una franchigia da 100 milioni (51.646 euro), prima di confluire nell’intera massa patrimoniale, divisa per cinque per considerarne il 20 per cento. Oggi il valore di base è quello dell’Imu, quindi superiore del 60% alle cifre prodotte dalla vecchia imposta, e viene abbattuto di un terzo: a questo punto se ne calcola il 20 per cento.
Per evitare che il passaggio sia troppo severo per i contribuenti, la riforma dell’Isee introduce anche una franchigia per l’indicatore della situazione reddituale, da 5mila euro di base a cui si aggiungono 500 euro per ogni componente ulteriore del nucleo famigliare (fino a un massimo di 7mila euro, che quindi considera cinque persone). Questa franchigia non era presente nel vecchio meccanismo ma, come mostrano gli esempi nel grafico pubblicato qui a fianco, il suo intervento non è sufficiente ad azzerare i rincari. Anzi, l’effetto combinato dei nuovi valori fiscali di base, che gonfiano il peso dell’immobile, e delle franchigie che provano ad alleggerirlo è “regressivo”, nel senso che peggiora il conto per gli immobili di valore inferiore. Una casa che valeva 100mila euro per l’Ici, e di conseguenza ne vale 160mila per l’Imu, in cui risiedono quattro persone, pesa per 9.671 euro sul vecchio Isee, e per 14.833 sul nuovo, con un “rincaro” del 53,4 per cento. Se il valore Ici era invece di 200mila euro, il peggioramento determinato dalle nuove regole scende al 21,9%, e si attenua ulteriormente al crescere dei valori fiscali di riferimento dell’immobile.
Il discorso si modifica parzialmente se sull’immobile grava ancora un mutuo residuo, che può essere detratto dal valore di base (succede anche nel vecchio Isee, dove il contribuente può scegliere tra la detrazione per il mutuo e quella fissa da 51.646 euro). Il mutuo residuo considerato dall’esempio qui a fianco è sempre pari al 40% del valore Ici dell’immobile, e l’effetto è migliorativo se il valore fiscale complessivo della casa non supera i 150mila euro. Sopra questa soglia, i calcoli prodotti dal meccanismo riformato sono peggiori di quelli vecchi. Se la famiglia ha anche una seconda casa, concessa in locazione, l’immobile conta sia per il reddito sia per il patrimonio, e il peggioramento è stabile.
Un ritocco importante avviene anche alla voce risparmi, per quanto riguarda l’indicatore della situazione patrimoniale: fino a oggi investimenti e soldi lasciati sul conto corrente fruivano di una franchigia che li escludeva dal calcolo per 15.493,7 euro (30 milioni di lire). Il nuovo sistema prevede un salvacondotto di base da 6mila euro, a cui si aggiungono altri 2mila euro per ogni componente ulteriore del nucleo famigliare, ma fino a un massimo di 10mila euro. Le somme che entrano in gioco, di conseguenza, saranno maggiori rispetto a oggi, tranne per chi non supera le franchigie leggere fissate dalle nuove regole.
L’insieme delle novità si concentrano sui due profili familiari ritratti nella parte bassa del grafico, e mostrano un peggioramento più gravoso nel secondo caso anche perché con un reddito da lavoro autonomo non scatta la nuova franchigia fino a 3mila euro riservata ai redditi da lavoro dipendente.

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