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Prima casa, dovute le maggiori imposte

In relazione a un acquisto prima casa antecedente al 2014, per il quale l’Agenzia delle entrate abbia revocato le agevolazioni fiscali a causa dell’eccedenza della metratura massima dell’immobile (240 mq), il giudice tributario può annullare le sanzioni in forza del principio del favor rei, in quanto il requisito dimensionale non è più previsto dall’attuale normativa; restano dovute, invece, le maggiori imposte.

È quanto si legge nella sentenza n. 191/01/17 della Ctp di Lecco.

Il contribuente acquistava nell’anno 2013 un’abitazione, usufruendo dei benefici fiscali prima casa. L’Agenzia delle entrate emetteva un avviso di liquidazione, disconoscendo le agevolazioni, poiché l’immobile acquistato doveva considerarsi «di lusso», in quanto eccedente i 240 mq. Nel ricorso proposto all’attenzione della Ctp di Lecco, la difesa faceva notare le intervenute modifiche normative sul tema e ne chiedeva l’applicazione al caso di specie. Dal 1° gennaio 2014, infatti, sono considerate «di lusso», e quindi non agevolabili, le sole unità immobiliari classificate in catasto nelle categorie A/1 (abitazioni signorili), A/8 (ville) e A/9 (castelli), a prescindere dalle loro specifiche caratteristiche. È stato, quindi, eliminato il requisito dimensionale (superficie complessiva non superiore a 240 mq) precedentemente previsto in base ai criteri fissati dal dm 2 agosto 1969. L’applicabilità dei benefici fiscali, dunque, è attualmente vincolata alla categoria catastale in cui è collocato il bene oggetto delle compravendita.

Tale modifica, spiega la Ctp, può avere effetti solamente nell’ottica delle sanzioni tributarie che, in base al principio del favor rei, possono essere annullate. La maggiore imposta, invece, resta dovuta, poiché al momento del rogito (anno 2013) la normativa prevedeva espressamente l’esclusione dei benefici prima casa per le abitazioni superiori a 240 mq. Per cui, non poteva nemmeno invocarsi un principio di incertezza della normativa applicabile, poiché il panorama di riferimento e le relative collocazioni temporali risultano chiare.

Benito Fuoco

[omissis] La novella legislativa relativa alle abitazioni di lusso deve essere applicata per gli atti stipulati dal giorno 1° gennaio 2014, tale disposizione legislativa non può avere efficacia retroattiva ciò a garanzia del contribuente e per la certezza dei rapporti giuridici. Ciò comporta che se la controversia verte sull’an debeatur (ossia sulla ricostruzione della fattispecie giuridica ) si applicherà la disposizione vigente nel momento in cui la violazione è stata commessa, ossia la legge che si applicava al momento del rogito o altro atto e non quella successiva. Pertanto, esclusivamente dall’1.01.2014 l’applicabilità dei benefici è vincolata alla categoria catastale in cui l’immobile è classificato o classificabile, mentre per gli atti precedenti si fa riferimento alla normativa anteriore. La nuova norma non contiene alcun indice, implicito o esplicito, di una sua possibile applicazione retroattiva. I principi cardine del nostro ordinamento sono: il diritto dispone solo per l’avvenire, le norme non sono retroattive e tempus regit actum. L’atto di cui si discute è stato registrato a Lecco in data 11.02.2013 ben prima dell’entrata in vigore della nuova legge, non esiste alcuna incertezza normativa in quanto al momento dell’atto la normativa di cui oggi si discute non era esistente e pertanto non può aver ingenerato alcuna incertezza. In forza di quanto stabilito dalla Corte di cassazione con ordinanza n. 13235 del 27 giugno 2016 («ciò tuttavia non impedisce alla disposizione anzidetta, che ha in definitiva agganciato l’esistenza del tributo a fatti diversi da quelli originariamente previsti in forza della normativa precedentemente in vigore, di spiegare effetti ai fini sanzionatori, posti, che, proprio in ragione della disposizione sopravvenuta la condotta che prima integrava una violazione fiscale non integra più il presupposto per l’irrogazione della sanzione. Ne consegue che, in forza del dlgs n. 472 del 1997, art. 3, deve ritenersi estensibile in questa sede, posto che l’oggetto del contendere in questa fase era appunto rappresentato dall’esistenza della violazione, il principio del favor rei; cfr. Cass. n. 4616/2016, secondo la quale «in tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, ai sensi del dlgs 18/12/1997, n. 472, art. 3, che ha esteso il principio del «favor rei» anche nel settore tributario, sancendone l’applicazione retroattiva, le più favorevoli norme sanzionatorie sopravvenute debbono essere applicate, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio, e quindi anche in sede di legittimità, all’unica condizione che il provvedimento sanzionatorio non sia divenuto definitivo: pertanto, qualora, essendo in contestazione «an» della violazione tributaria, s’impone l’applicazione del più favorevole regime sanzionatorio sopravvenuto»). Codesta commissione ritenendo di conformarsi a tale ordinanza annulla le sanzioni erogate. Si conferma nel resto l’avviso di liquidazione. Per quanto sopra stante la parziale soccombenza si condanna la parte ricorrente a rifondere parzialmente le spese di lite come da dispositivo.

PQM Respinge parzialmente il ricorso, annullando le sole sanzioni inflitte. ( )

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