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Casa Bianca: Londra non lasci l’Unione

Un tempo si sarebbe gridato all’ingerenza americana. Certo sono diventati inusuali le “interferenze” palesi di Washington nelle scelte di un governo alleato. Ma forse a Barack Obama si può perdonare questo ed altro, visto che l’intervento “a gamba tesa” è a buon fine. Il Dipartimento di Stato Usa ha mandato a Londra il suo dirigente di più alto grado per gli affari europei, il sottosegretario Philip Gordon, per mettere in guardia il premier britannico David Cameron: il Regno Unito non esca dall’Unione europea. Di più, l’esponente dell’Amministrazione Obama ha fatto intendere molto chiaramente che l’idea stessa d’indire un nuovo referendum popolare per rinegoziare le modalità di appartenenza all’Unione, viene vista a Washington come un errore gravido di conseguenze negative. Per indorare la pillola, Gordon ha reso gli omaggi di rito alla relazione speciale tra Washington e Londra. E’ proprio in nome di quella solida alleanza, che gli americani sono preoccupati: un’uscita della Gran Bretagna (o quantomeno una sua appartenenza più diluita) ridurrebbe anche l’influenza degli Stati Uniti sugli affari europei. «Abbiamo una crescente relazione con l’Unione europea in quanto tale – ha dichiarato il sottosegretario Gordon ai giornalisti inglesi – e vogliamo che ci sia una voce forte della Gran Bretagna in Europa. Questo è nell’interesse degli Stati Uniti. Noi vediamo con favore una Unione europea aperta verso il resto del mondo, e con la Gran Bretagna dentro».
Lusinghiero nei toni, il diplomatico ha comunque consegnato un vero e proprio altolà a Cameron da parte di Obama. E proprio alla vigilia di un importante
discorso del premier sulla relazione tra Londra e l’Unione europea. Obama conferma così il suo “europeismo”. Il leader americano viene spesso definito come «il primo presidente del Pacifico», sia per ragioni biografiche (l’infanzia trascorsa tra le Hawaii e l’Indonesia) sia per la sua visione strategica sul futuro del pianeta e sugli interessi vitali degli Usa nell’area dell’Asia-Pacifico. Tuttavia Obama ha speso energie notevoli durante il suo primo mandato per giocare un ruolo positivo nella crisi dell’eurozona: dai periodi in cui telefonava con grande frequenza ai leader più importanti (Angela Merkel, lo stesso Cameron, Nicolas Sarkosy e poi François Hollande, Mario Mon-ti), fino alla decisione di inviare come «invitato esterno» il suo segretario al Tesoro Tim Geithner ai vertici più critici durante le convlusioni di sfiducia dell’eurozona. L’ultimo “regalo” di Obama all’Unione consiste in questo gesto forte, che unisce l’influenza di Washington ai tanti gridi d’allarme già venuti dal continente sui rischi del referendum britannico. Il sottosegretario Gordon ha ricordato che altre volte i referendum indetti sull’appartenenza all’Unione europea «hanno avuto come conseguenza un ripiegamento delle nazioni su se stesse».

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