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Casa, a chi toccano le spese

Meno litigi tra proprietari di immobili e inquilini grazie alle nuove tabelle sulla riparazione delle spese di manutenzione e installazione messe a punto da Confedilizia e dai sindacati degli inquilini. Si tratta in realtà di un aggiornamento delle tabelle in vigore da 15 anni, resosi necessario per adeguarle all’evoluzione dell’impiantistica condominiale.

Basti pensare ai sistemi di videosorveglianza, dei quali fino a poco tempo fa si metteva addirittura in dubbio la legittimità: con la riforma del condominio del 2012 si è invece specificato la liceità di questo tipo di impianti e si sono indicate le maggioranze necessarie per le delibere che ne approvano l’installazione. Ora con le nuove tabelle si ripartiscono le relative spese tra i proprietari dell’immobile e i conduttori. Altro importante ambito di aggiornamento, quello della suddivisione dei costi legati ai nuovi strumenti di comunicazione: antenna satellitare, cavi in fibra ottica ecc. La tabella contiene novità interessanti anche in materia di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e in materia di distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato.

Il principio in base al quale avviene la ripartizione degli oneri è sostanzialmente sempre lo stesso: al proprietario sono attribuiti costi di installazione, di riparazione e di straordinaria manutenzione, mentre al locatore sono attribuiti quelli di manutenzione ordinaria.

Nell’insertino pubblicato alle pagine 33-38 di questo numero di ItaliaOggi Sette la tabella ufficiale concordata dai sindacati dei proprietari e degli affittuari viene pubblicata integralmente e corredata di una serie di commenti che meglio specificano l’applicazione concreta delle singole voci.

L’applicabilità di questa tabella è obbligatoria solo negli affitti a canone calmierato (si tratta di contratti nei quali il valore dell’affitto è concordato tra proprietari e inquilini, un contratto che presenta numerosi vantaggi, ma con canoni così bassi da essere utilizzato solo in rarissimi casi, anche se attualmente il livello dei canoni è in corso di aggiornamento). In realtà, poiché la tabella non fa altro che schematizzare quanto previsto dalla legge e dalla giurisprudenza, le parti possono richiamarla anche nei contratti a canone libero. Ed è quello che succede nella maggior parte dei casi. Ma anche dove il richiamo alla stessa tabella non è esplicito, di fatto viene utilizzato in caso di controversie.

Quando poi il caso concreto presenta un tema non esplicitato negli accordi sindacali, quindi manca in tabella la voce specifica, si cerca di risolvere il problema per analogia oppure applicando la legge, gli usi e le consuetudini o la giurisprudenza.

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