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Cartolarizzazioni, jolly per le sofferenze: possibili 100 miliardi

Su uno stock di sofferenze lorde da 200 miliardi fino a 100 miliardi potrebbero e anzi dovrebbero essere cartolarizzati, secondo gli addetti ai lavori, con operazioni di mercato costruite con il ricorso alle garanzie pubbliche GACS, rating idealmente fino alla singola “A” e servicers con alta professionalità: le ABS sui NPLs sono uno strumento che deve evitare la svendita dei crediti deteriorati. Una nuova operazione, dopo il debutto di Popolare di Bari, è attesa nei prossimi mesi ma non è escluso che una prima ondata di asset-backed securities riesca a impacchettare in 1-2 anni fino a 50 miliardi di non-performing loans: girano i nomi di Unicredit, MPS, Veneto Banca, Popolare di Vicenza e Carige. Voci di mercato non escludono che Intesa possa cartolarizzare sofferenze.
È questo il pronostico più ottimistico degli operatori del mercato delle ABS. Ma restano aperte alcune problematiche, per prima quella dei tempi, estremamente lunghi, poi la raccolta dei dati, lo sviluppo dei servicers e l’eterogeneità degli assets e del recupero dei crediti su base geografica.
La cartolarizzazione dei non-performing loans ha buone possibilità, tuttavia, di divenire lo strumento del futuro per consentire alle banche di cedere e deconsolidare le sofferenze senza svenderle a prezzi stracciati: cartolarizzare funziona se riduce gli aumenti di capitale necessari a coprire le perdite, eccessive quando la cessione delle sofferenze non cartolarizzate va molto al di sotto del valore di libro. Le cartolarizzazioni con le GACS, il rating, un servicer che abbia un buon track record e curva di recupero e un’adeguata strategia di business, possono estrarre il massimo valore di mercato da un portafoglio di sofferenze: molto più di quanto la banca originator possa o voglia fare con i propri mezzi, risorse, tempo e competenze. La cartolarizzazione, insomma, mira a ridurre il gap tra la domanda e l’offerta: il differenziale tra il prezzo al quale la banca vorrebbe idealmente vendere le sofferenze (35-40%) e al quale l’investitore specializzato è disposto a comprare (15% o anche meno) per un ritorno del 15% è molto ampio.
Di questo si è discusso a un convegno sul futuro delle cartolarizzazioni di NPLs, organizzato a Milano da Scope Ratings, la prima agenzia di rating europea nata nel 2012 a Berlino, città natale del suo fondatore. Scope ha aperto in questi giorni una sede a Milano, dopo quelle di Londra, Parigi, Madrid e Oslo: ha preso il via con i rating sulle banche ( Unicredit e Intesa) e si prepara ad entrare sul mercato italiano delle cartolarizzazioni e dei corporate bond (i rating sovrani che Scope assegna a 59 Paesi tra i quali l’Italia con valutazioni riservate diventeranno pubblici nei prossimi mesi).
Nonostante le aspettative degli addetti ai lavori e una montagna di sofferenze da smaltire per un valore lordo di 200 miliardi, il mercato delle ABS su NPL vive ora un momento di stallo: il settore è lento a prendere il volo, e chi prevedeva per quest’anno già una decina di operazioni resterà deluso. Dopo la prima emissione in nove anni collocata dalla Popolare di Bari la scorsa estate, il mercato è in attesa di spiccare il grande salto con operazioni sulle sofferenze del Montepaschi e di Unicredit.
A rallentare la crescita del mercato delle ABS su NPLs contribuiscono da un lato le stesse banche, per lo meno quelle che intendono tenere le sofferenze in portafoglio nella speranza di recuperarne l’intero valore di libro anche se con tempi lunghi e servicer interni poco incentivati. Dall’altro lato la responsabilità del lento decollo delle ABS gli operatori l’attribuiscono anche ai supervisori, quando spingono le banche ad affrettarsi, pur se questo le porta a svendere le sofferenze ai fondi avvoltoio.
Quel che alimenta le speranze per la creazione di un vero e proprio mercato delle cartolarizzazioni delle sofferenze è il valore che le ABS possono estrarre dagli asset, garantendo tassi di remunerazione interessanti. Gli investitori istituzionali sono disposti ad acquistare le cartolarizzazioni ma il loro obiettivo resta quello di incassare un rendimento attorno al 15% del capitale. Per centrare questo target, senza svendere, le banche possono ricorrere alle GACS per 150 punti base contro i 350-450 di un finanziamento di terzi.
Secondo Marco Troiano, analista del credito bancario per Scope, lo stock delle sofferenze è in calo, lo è da tempo, e questo rende l’asset class “molto meno preoccupante” rispetto al passato grazie al favorevole ciclo economico e una crescita prevista all’1% quest’anno, e se confermata nei prossimi due anni: i crediti deteriorati di migliore qualità, come unlikely to pay, past due e foreborne, hanno una correlazione più veloce con il ciclo e anche questo riduce i timori di aumento dello stock delle sofferenze. Per Troiano le garanzie e le coperture sottostanti i NPLs secured sono infine di qualità migliore di quanto non venga stimato dagli investitori e questo è un fattore di supporto alle ABS.

Isabella Bufacchi

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