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Cartelle via Pec valide con firma digitale

Un’altra pronuncia tributaria, questa volta di grado regionale, torna a occuparsi della nota questione della notifica delle cartelle di pagamento via Pec. La cartella di pagamento notificata con il mezzo della posta elettronica certificata è valida soltanto se il file informatico è in formato p7m, cioè se lo stesso è dotato di firma digitale. Sono nulle, pertanto, le cartelle notificate via Pec se il documento allegato è in formato Pdf. Lo ha stabilito la sezione 11ª della Commissione tributaria regionale della Campania nella sentenza n. 9464/11/17. La vertenza nasceva dall’impugnazione di un ruolo, conosciuto dal contribuente mediante l’estratto rilasciato dall’agente della riscossione, per il quale si eccepiva un difetto di notifica della relativa cartella esattoriale. Si costituiva in giudizio l’Agenzia delle entrate (ente titolare del credito), sostenendo la rituale notifica della cartella, avvenuta tramite la posta elettronica certificata. La Commissione tributaria provinciale di Napoli accoglieva il ricorso; a parere dei giudici provinciali l’agente per la riscossione non aveva fornito la prova della conformità del documento inoltrato mediante Posta elettronica certificata (Pec). La Commissione regionale ha confermato la decisione dei giudici provinciali. In particolare, il collegio ha osservato come il documento informatico allegato alla Pec debba necessariamente essere dotato di firma digitale, per garantire l’identificabilità dell’autore, l’integrità e l’immodificabilità del file, come previsto dall’articolo 20, comma 2, del dlgs n. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale). Il formato Pdf, invece, non consente di rispettare detti parametri, mentre, la cartella di pagamento deve essere prodotta da un documento informatico allegato alla Pec sottoscritto digitalmente, e cioè avere un’estensione del file in «p7m». Se la cartella allegata alla Pec è in formato pdf, la notifica non può ritenersi valida, il che rende fondato il ricorso del contribuente proposto contro il ruolo (conosciuto attraverso l’estratto) in cui sia stata eccepita la mancata e/o irregolare notificazione della relativa cartella di pagamento. La Commissione aggiunge che il difetto di notifica non può ritenersi sanato dalla successiva conoscenza dell’atto mediante l’estratto di ruolo, permanendo l’interesse di parte ricorrente all’annullamento della cartella, atto foriero di effetti pregiudizievoli.

Benito Fuoco

[omissis] Avverso tale sentenza, non notificata, l’Agenzia delle entrate di Napoli ha proposto tempestivo appello, deducendo:

a) che erroneamente i giudici di prime cure avevano ritenuto invalida la notifica a mezzo posta elettronica certificata (a tal fine richiamando gli artt. 5 e 8 del dm n. 163 del 2013 nella parte in cui prevedono, in conformità con quanto stabilito dall’art. 6, comma I, dlgs n. 82 del 2005, che la notificazione si intende perfezionata nel momento in cui la ricevuta di avvenuta consegna viene generata da parte del gestore di posta elettronica certificata del destinatario);

b) ( ) si costituiva in grado di appello 1a chiedendone il rigetto sulla scorta delle argomentazioni già rappresentate in primo grado ed evidenziando l’inconferenza delle allegazioni di controparte relative a pagamenti che sarebbero stati effettuati sulla scorta di una comunicazione di irregolarità e in epoca antecedente alla notifica della cartella di pagamento per cui è causa. ( )

L’appello è infondato e va pertanto rigettato.

Come correttamente osservato dai giudici di primo grado, l’agente per la riscossione non ha fornito prova della conformità del documento inoltrato mediante Posta elettronica certificata (Pec). Il file .pdf trasmesso costituisce una mera copia informatica (digitale) dell’atto, ma in assenza di attestazione di conformità non è possibile affermare che tale documento sia identico all’originale. Peraltro, nella vicenda in disamina, l’agente per la riscossione non ha prodotto nemmeno in giudizio una copia del documento inoltrato via Pec di tal che resta oggettivamente incerto il contenuto dell’atto notificato.

In realtà, la notifica via Pec necessita che il documento trasmesso rechi estensione .p7m: solo in tal caso ci si trova di fronte a un vero e proprio documento informatico, immodificabile nel contenuto e certo, in quanto digitalmente firmato, nella provenienza.

Il ravvisato difetto di notifica non può ritenersi sanato come opina l’Ufficio nel secondo motivo d’appello, dalla successiva conoscenza del contenuto dell’atto mediante estratto di ruolo, permanendo l’interesse di parte ricorrente all’annullamento della cartella, atto foriero di effetti pregiudizievoli quale per esempio l’interruzione di termini prescrizionali e decadenziali.

La complessità e la novità della questione trattata integrano gravi ed eccezionali ragioni idonee a giustificare la compensazione integrale delle spese di lite.

PQM la Commissione tributaria regionale di Napoli – sez. 11, definitivamente pronunciando sull’appello come in epigrafe proposto ed era le pani ivi indicate, così provvede: rigetta l’appello e compensa le spese.

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