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Cartelle, sì al ricorso previdenziale al buio

La definitività dell’accertamento relativo alla sussistenza dei crediti contributivi portati dalla cartella non è preclusiva di opposizione per fatti successivi. La Cassazione civile, mediante l’ordinanza n. 34046 depositata il 12/11/2021, in pieno discostamento della proposta del relatore della causa, ha dichiarato l’ammissibilità dell’opposizione del contribuente in sede previdenziale allorquando sia venuto a conoscenza della pretesa esattoriale mediante consegna di estratti di ruolo da parte dell’agente della riscossione.

Il ricorso per Cassazione, in verità proposto da Inps e non dall’Agente della riscossione, si basava unicamente sul presupposto per cui una volta accertata regolare la notifica delle cartelle esattoriali oggetto dei giudizi di merito non vi fosse più interesse ad agire del contribuente e neanche, quindi, la legittimazione processuale attesa la definitività della pretesa. Eccezione dell’Inps, quest’ultima, supportata anche dall’ulteriore circostanza per cui vi fosse un sostanziale mancato avvio di qualsiasi azione esecutiva da parte del concessionario: da qui la ritenuta ed asserita inammissibilità dell’azione di accertamento negativo rispetto all’obbligo contributivo anche in ragione del fatto che gli estratti di ruolo consegnati al contribuente non fosse atti impugnabili. E invece il collegio di legittimità capitolino ha ritenuto tale motivo del tutto infondato perché nel caso in analisi il contribuente, affermando di essere venuto a conoscenza dell’iscrizione a ruolo solo a seguito del rilascio dell’estratto, ha agito correttamente per «l’accertamento negativo del credito contributivo in seguito al decorso del termine di prescrizione maturato successivamente alla notifica della cartella». Decisione della Corte che a sua volta si poggia su un caso simile oggetto di altra decisione di legittimità, ovvero la n. 23237/2013; con quest’ultima si ebbe già a precisare, espressamente, come la disciplina di cui all’art. 3, co. 9 e 10, Iegge 335/95 sancisse la totale ammissibilità dell’azione di accertamento negativo dell’obbligo contributivo (quand’anche fondato sull’eccezione di prescrizione). È così che il contribuente, già vittorioso nei gradi di merito precedenti, ha assistito al rigetto dell’impugnazione dell’Inps tenuto conto, tra l’altro, che l’Agenzia delle entrate – Riscossione si era costituita ai soli fini dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione e, perciò, senza neanche proporre contestazione contraria rispetto alle posizioni del contribuente predetto. Trattasi, pertanto, di un provvedimento decisorio che fa salvo il diritto del cittadino, non soggetto a termine e decadenza alcuna, di poter salvaguardare il proprio diritto soggettivo a tenersi indenne da eventuali azioni esecutivo-esattoriali e, quindi, contrastare il mantenimento di iscrizioni a ruolo illegittime (vero oggetto della causa di accertamento negativo) atteso il principio costituzionale di buon andamento dell’amministrazione ex art. 97 Cost. e del rispetto dei beni di cui all’art. 1 prot. addizionale Cedu di Parigi siglato nel 1952.

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