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Cartelle, lavoro e Sabatini: decreto da almeno 3 miliardi

Le spese mancate per gli aiuti a fondo perduto portano il governo a sdoppiare il decreto sostegni-bis. La prossima settimana è infatti atteso in consiglio dei ministri un provvedimento ad hoc che si occuperà dell’ennesima estensione di due mesi per il blocco della riscossione, del rifinanziamento alla nuova Sabatini e di un capitolo lavoro che spazierà dalla decontribuzione per i settori più in difficoltà (a partire dal turismo) al nuovo intervento selettivo sullo stop ai licenziamenti accompagnato dal un allungamento della cassa Covid.

A dettare l’esigenza di un nuovo decreto legge è il calendario fiscale, che per fermare ancora una volta le notifiche delle cartelle ha bisogno di una norma in vigore entro il 30 di giugno. Il finanziamento, quantificato per ora in 2,1 miliardi (ma potrebbe anche andare oltre i 3 miliardi), arriverà da una parte delle risorse che non sono state assorbite dagli aiuti a fondo perduto per l’assottigliarsi della platea a 1,8 milioni di partite Iva dai 3,3 stimati inizialmente dal governo (Sole 24 Ore). Ma i cosiddetti “risparmi” sono di più: il governo per ora ne certifica 4,2 miliardi, ma a consuntivo il dato potrebbe salire ancora come mostra il fatto che anche il secondo giro di bonifici (e crediti d’imposta) automatici non è andato oltre i 5,2 miliardi di euro, contro gli 8 stimati dal ministero dell’Economia quando si è trattato di scrivere la norma.

In ogni caso, il nuovo decreto dovrebbe assorbire solo la metà della mancata spesa certificata dal governo. Il resto sarà utilizzato per coprire gli emendamenti al decreto sostegni bis oggi in discussione alla Camera. A questo obiettivo saranno dedicati infatti gli altri 2,1 miliardi, divisi in due quote: 500 milioni serviranno a coprire l’estensione, già annunciata dal decreto e confermata dal ministro dell’Economia Daniele Franco in audizione, dei contributi a fondo perduto alle imprese che nel 2019 hanno registrato un volume di ricavi e compensi compreso fra 10 e 15 milioni. Si tratta, secondo le stime, di circa 3mila soggetti, che fin qui sono stati esclusi dagli aiuti e che ora riceveranno fino a 150mila euro a testa.

Naturalmente, come per tutte le altre imprese fin qui aiutate con i soldi pubblici, l’entità dell’assegno sarà parametrata al calo di fatturato nei periodi di riferimento fissati dalle regole del fondo perduto.

Avanzano quindi 1,6 miliardi, che saranno nelle disponibilità degli emendamenti proposti dai gruppi parlamentari: la cifra si somma agli 800 milioni già riservati a questo scopo dal decreto originario, portando a 2,4 miliardi lo stanziamento complessivo per le Camere. O, meglio, per la sola Camera dei deputati, dal momento che il Senato sarà chiamato alla consueta ratifica in seconda lettura.In tutto, insomma, i correttivi distribuiti fra emendamento e nuovo decreto viaggeranno, al momento, intorno a quota 5 miliardi.

I tempi della conversione in legge, entro il 24 luglio, sono però troppo lunghi per far fronte a tutti gli interventi in arrivo. Da qui nasce l’esigenza del nuovo decreto, che deve intervenire prima della fine di questo mese per bloccare fino al 30 agosto la notifica delle cartelle congelate da marzo dell’anno scorso. L’intervento sposta a fine settembre anche i termini di ripresa dei pagamenti delle 16 rate fin qui sospese, con la conseguenza di allungare il calendario dei versamenti e di richiedere quindi una copertura da 600 milioni su quest’anno. Anche la ripresa delle notifiche degli atti del Fisco, poi, sarà diluita nel tempo.

La tagliola del 30 giugno riguarda anche il blocco dei licenziamenti, che ha già acceso scintille nel governo all’approvazione del decreto. L’idea sul tavolo resta quella del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti di un allungamento del blocco e della Cig Covid fino al 31 ottobre riservato però ai settori più in crisi come il tessile e il calzaturiero. Questi due settori insieme al turismo, come ha ricordato nelle scorse settimane l’Ufficio parlamentare di Bilancio, primeggiano nella graduatoria del crollo del fatturato (-42,3% il tessile, -53,3% il turismo fra 2019 e 2020). A settori come il turismo in particolare sarà poi indirizzata la nuova decontribuzione, che ha l’obiettivo di alleggerire il costo del lavoro per permettere alle imprese di offrire contratti attrattivi senza pesi insostenibili sui conti.

Le urgenze del calendario spostano poi sul nuovo decreto il rifinanziamento (si parla di 680 milioni) della nuova Sabatini; con la norma in Gazzetta Ufficiale sarà infatti possibile riaprire lo sportello dei contributi, chiuso dal 2 giugno scorso per assenza di risorse, senza aspettare la fine di luglio.

Punta all’accelerazione anche il nodo sfratti, su cui in Parlamento sono state presentate proposte di intervento per ridurre le penalizzazioni sui proprietari e rimborsare almeno l’Imu dovuta sulle case che non si riescono a liberare. Non sembrerebbe invece al momento trovare posto nel nuovo Dl la norma sui costi in edilizia, anche se il Pd la indica tra le misure urgenti.

Il decreto confluirà poi sotto forma di emendamento sul treno principale del sostegni-Bis, su cui il Parlamento comincerà a votare la prossima settimana. I temi caldi nella spartizione dei 2,4 miliardi assegnatti alle Camere riguarderanno gli aiuti alla ristorazione collettiva, gli interventi per fiere e moda, gli incentivi alla rottamazione delle auto, i fondi per i Comuni in crisi, la patrimonializzazione delle imprese e la formazione dei giovani da assumere. E, ovviamente, i nuovi interventi sulle moratorie dei prestiti.

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