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Cartaceo-telematico, appello segue I grado

L’invio esclusivamente telematico di un appello notificato al contribuente presso il suo indirizzo di posta elettronica certificata comporta l’inammissibilità dello stesso per inesistenza della notificazione laddove, nel rispetto della legge vigente, il primo grado era stato instaurato in via cartacea. Secondo la sentenza n. 176/16/2019 della Ctr Lazio, le forme di quest’ultimo debbono essere seguite anche dall’appello notificato dall’Ufficio delle Entrate al contribuente, che aveva ab origine instaurato il processo tributario con ricorso notificato in via cartacea, come la legge dell’epoca prevedeva, nascendo l’impugnativa nel 2015. All’accoglimento del ricorso in primo grado, disposto dalla Ctp di Roma, proponeva appello l’Agenzia delle entrate, la quale notificava l’atto di gravame all’indirizzo Pec indicato nel ricorso dalla stessa società ricorrente. L’appellante, inoltre, precisava nella relata di procedere con successivo deposito telematico sul portale della Giustizia tributaria. Da tali invii telematici, affermava la Ctr laziale, non poteva che discendere l’inesistenza della notifica dell’appello dal momento che, invece, conformemente a quanto consentiva la legge all’epoca dell’instaurazione del giudizio, quest’ultimo era stato introdotto in maniera «cartacea» dalla società contribuente. Il regolamento regionale sull’utilizzo degli strumenti telematici consente infatti le modalità telematiche solo a partire dal 15 aprile 2017, mentre il giudizio de quo rientrava, invece, tra quelli introducibili solamente nelle modalità tradizionali, a mezzo posta, risalendo l’impugnativa dell’accertamento al 19 novembre 2015. Dall’esame della normativa di cui al decreto ministeriale n. 163/2013, articolo 2, comma 3, discendeva, secondo il collegio regionale, il principio secondo cui, se tale norma prevede la possibilità di avvalersi già dal primo grado delle modalità telematiche, tali strumenti dovranno poi essere utilizzati anche nell’eventuale successivo giudizio d’appello. La Ctr ha quindi interpretato tale disposizione nel senso in cui anche l’instaurazione cartacea del process, condiziona lo stesso nel suo secondo grado, che dovrà, nell’eventualità, essere introdotto nelle medesime modalità non telematiche. La scelta dell’uso dell’una o dell’altra modalità effettuata ab origine condizionerà l’intero procedimento anche nel grado d’impugnazione. Il discostarsi dell’ufficio dall’iter cartaceo che aveva impostato il primo grado in siffatta modalità, ne comportava l’inammissibilità del gravame.Nicola Fuoco

(…) In via pregiudiziale deve rilevarsi la inammissibilità del ricorso in appello dell’Ufficio, per inesistenza della notificazione, in quanto effettuata telematicamente, in violazione e falsa applicazione degli artt. 16, 20 e 53 del dlgs n. 546/92 nonché dell’art. 2, comma 3, del decreto n. 163/2013 del Mef. (…)

L’invio telematico, dunque, è stato l’unico mezzo attraverso cui il ricorso è stato notificato. Siffatta notificazione in via telematica non può che ritenersi inesistente, atteso che il giudizio di primo grado si è svolto, invece, in modo «cartaceo» essendo tale modalità la sola consentita dalla legge all’epoca dell’instaurazione del giudizio. Il Regolamento che disciplina l’uso di strumenti telematici nel processo tributario, con riferimento alla regione Lazio, ha previsto la possibilità di utilizzo della modalità telematica unicamente per i giudizi incardinati a decorrere dal 15 aprile 2017. Pertanto la ricorrente in data 19/11/2015 ha provveduto alla instaurazione del giudizio, notificando il ricorso alla Agenzia delle entrate a mezzo del servizio postale (…).

Inoltre, l’art. 2, comma 3, del decreto n. 163/2013 del Mef dispone che «La parte che abbia utilizzato il primo grado le modalità telematiche di cui al presente regolamento è tenuta a utilizzare le medesime modalità per l’intero grado del giudizio nonché per l’appello, salvo sostituzione del difensore». Posta, dunque, l’esistenza, dal 15/4/2017 anche per i giudizi innanzi agli organi tributari della regione Lazio della possibilità del processo telematico, sulla base di tale norma, emerge però che, qualora la parte si sia avvalsa delle modalità telematiche nel procedimento di primo grado, sarà poi obbligata a utilizzare le medesime modalità anche nel giudizio di appello. Le disposizioni contenute nell’art. 2, comma 3, del decreto n. 163/2013 del Mef, non possono che valere a «contrario», nel senso che, una volta instaurato il processo in via «cartacea» (che, come avvenuto nel caso di specie, era la sola modalità prevista all’epoca) anche l’eventuale appello dovrà seguire la stessa modalità (non telematica) per l’instaurazione.

In altri termini, la scelta dell’utilizzo della modalità cartacea o telematica del processo va effettuata ab origine, sin dal primo grado e vincola le parti, nella scelta della medesima forma, anche nel successivo ed eventuale grado di appello. La modifica di un iter cartaceo in primo grado, in telematico in appello è, pertanto, illegittima e determina una violazione delle norme procedimentali in tema di notificazione degli atti e della corretta instaurazione del giudizio.

Sulla base delle dedotte considerazioni, l’appello dell’Agenzia delle entrate DP II di Roma deve essere respinto e per l’effetto, deve essere confermata la sentenza di primo grado.(…)

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