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Caro bollette il governo al lavoro per ridurre i rincari

Di fronte alla stangata in arrivo sulle bollette dei consumatori, con aumenti del 40% per l’elettricità e del 30% per il gas, il governo prova a rassicurare i cittadini. «Siamo fortemente impegnati per la mitigazione dei costi delle bollette, dovuti a congiunture internazionali, e per fare in modo che la transizione verso le energie più sostenibili sia rapida e non penalizzi le famiglie», prova a spegnere le polemiche il ministro della Transizione ecologica Robero Cingolani. Lo stesso che le aveva scatenate solo 24 ore prima, annunciando l’entità degli aumenti in arrivo dal primo ottobre, a causa del rincaro del gas sui mercati internazionali e degli extra costi dei permessi per la CO 2 .Ma non sono solo parole. Il governo – a quanto risulta a Repubblica – ha già aperto un tavolo di lavoro per capire nel concreto come “mitigare” gli aumenti da record. Lunedì sera si sono visti il ministro dell’Economia Daniele Franco con il presidente dell’Arera, Stefano Besseghini. Si tratta dell’ex Authority dell’energia (ora ribattezzata Autorità di regolazione per energia reti e ambiente), la stessa che per legge è responsabile – ogni trimestre – della revisione delle bollette per tutti coloro che non sono passati ancora sul mercato libero (oltre il 45% delle famiglie e delle partite Iva). Numeri che, in qualche modo, poi influenzano l’andamento di tutto il mercato dell’energia.Besseghini ha confermato al ministro l’entità degli aumenti e suggerito quali potrebbero essere gli interventi per limitare l’impatto economico sui consumatori. La scelta, ovviamente, è politica; ma tutto fa pensare che una decisione arriverà a breve.Almeno quattro le ipotesi in campo. Il governo potrebbe intervenire, come ha già fatto a fine giugno con la precedente tornata di aumenti, con uno stanziamento straordinario: grazie a 1,3 miliardi spalmati sulle bollette aveva limitato gli aumenti al +9,9% per l’elettricità e al +15,3% per il gas. Ora gli aumenti sono più consistenti e occorrerebbe uno stanziamento tra 3 e 4 volte superiore.In alternativa, ma anche in aggiunta, potrebbe utilizzare parte dei fondi per le aste dei diritti della CO 2 . Ogni anno, la Ue assegna una quota di diritti ai paesi membri che li mettono all’asta alle imprese più inquinanti: per legge, la metà degli incassi è destinata alle rinnovabili e potrebbe essere usata per coprire una parte degli incentivi che gli italiani pagano in bolletta per le energie verdi (13 miliardi all’anno). Per il 2021 è previsto un incasso attorno ai 2,5 miliardi.Ci sono poi altre due strade, più complicate. La prima porta allo spostamento di una parte degli oneri “impropri” in bollette (incentivi, ma non solo) sulla fiscalità generale. Infine, rimane il dietrofront sul canone Rai, ora legato alle bollette. Allegerisce il costo per l’elettricità, ma non quello dei bilanci familiari.Una decisione arriverà a breve, perché l’Authority deve prendere il suo provvedimento entro il 30 settembre. Lo chiedono tutti i partiti che sostengono il governo: ieri, da Enrico Letta del Pd ad Antonio Conte per i Cinquestelle per arrivare al leghista Matteo Salvini, tutti hanno chiesto un intervento contro il caro- energia.E anche Mario Draghi, quando – sempre ieri – ha parlato di uno Stato che «deve essere pronto ad aiutare cittadini e imprese nell’affrontare i costi di questa complessa trasformazione », riferendosi alle politiche verdi dell’Europa sembrava proprio parlare dei costi per i consumatori.L’uscita di Cingolani non è, invece, piaciuta molto a Frans Timmermans, vicepresidente della commissione Ue e commissario per il Clima: «Non dobbiamo essere paralizzati dall’aumento dei prezzi dell’energia per rallentare la transizione, ma anzi dobbiamo accelerare perché le fonti rinnovabili siano a disposizione di tutti». Su questo è in linea con la lettera aperta a Cingolani da parte di Legambiente, Wwf e Greenpeace che lo hanno richiamato a «svolgere il compito cui è stato chiamato, cioè attuare la Transizione Ecologica».

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