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Caro-banche: l’autodifesa di Mussari

di Alessandra Puato

Le banche? «Sono imprese. Devono poter remunerare il proprio capitale, in maniera trasparente e lecita» . E se non è dalle famiglie o dalle aziende che possono ottenere ricavi, «allora dovranno orientarsi verso altri modelli di business : per esempio, i prodotti finanziari, come avviene all’estero» . Giuseppe Mussari, presidente dell’Abi e del Monte dei Paschi di Siena — nonché da un anno indiretto produttore, attraverso Mps Tenimenti, del Chianti 1472 (la data di nascita del Monte) — risponde così a chi gli chiede perché le commissioni bancarie in Italia continuino a crescere. L’abbiamo incontrato dopo che il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, martedì scorso, ha detto, nelle sue «Considerazioni finali» , che il rafforzamento del capitale delle banche non si tradurrà «in un innalzamento dei costi per la clientela» , ma in un «effetto netto positivo sull’economia» . Proprio oggi si riunisce l’assemblea dei soci del Montepaschi che dovrà deliberare — dopo Intesa Sanpaolo, Banco Popolare e Ubi Banca — l’atteso aumento di capitale da quasi 2,5 miliardi. Dovrebbe partire alla fine di giugno, chiudere entro luglio e servirà a rimborsare al Tesoro il miliardo e 900 milioni ottenuto con i Tremonti bond. Per sostenerlo, la Fondazione Mps, primo azionista della banca, ha venduto giovedì scorso circa il 6%delle azioni, riducendo la propria quota, fra ordinarie e privilegiate, poco sopra il 50%. L’effetto è stato una perdita in Borsa del 7,6%per il titolo: reazione che, per il vertice della banca, andava messa in conto. Gli aumenti Ma è così neutra per i clienti la corsa delle banche alla patrimonializzazione, richiesta da Basilea III? Davvero non porterà a un peggioramento delle condizioni per correntisti e imprese? Ora, Mussari condivide la linea del governatore e il direttore generale di Mps, Antonio Vigni, ha dichiarato: «La remunerazione del capitale non può essere fatta ribaltando i costi sulla clientela, la strada obbligata è l’efficienza interna» . È però chiaro, ritiene anche il presidente, che, aumentando i patrimoni, le banche dovranno incrementare pure i ricavi. E che, se non toccheranno ancora tassi passivi e commissioni, dovranno riuscire a far crescere i volumi, cioè il numero di clienti. Strada difficile. Dal bonifico al prelievo di contante allo sportello, i costi delle principali operazioni sono aumentati in media del 12,4%in un anno nelle prime sei banche, ha documentato Corriere Economia il mese scorso. E Mps è fra le più care. Per i consumatori uno scandalo. I L presidente dell’Abi ritiene invece che sia normale e doveroso, per le banche private, accrescere anche i ricavi da clientela. E se prelevare i propri soldi allo sportello in filiale costa fino a 3 euro o per un bonifico se ne spendono anche otto è perché, al di là delle politiche di prezzo di ciascuna banca, «dietro c’è del lavoro» . «Non riusciamo a dare conto della complessità che c’è dietro lavori apparentemente anche semplici, come un bonifico — dice Mussari, che sta procedendo alla semplificazione degli estratti conto e sul tema del «conto corrente facile» ha firmato l’accordo Abi-consumatori il mese scorso —. E nemmeno del fatto che sbagliamo pochissimo: il rapporto fra le operazioni giornaliere e il numero di reclami è molto basso» . Anche sugli aumenti delle commissioni bancarie per Internet (ieri le operazioni erano tutte gratis, ora non più: il bonifico online , per esempio, può toccare gli 1,25 euro) la linea è la medesima: quello online è un servizio al cliente, è normale che si cominci a pagarlo. Del resto, è l’opinione dei banchieri, se ci fosse un «cartello» , l’Antitrust sarebbe già intervenuta. Il tema del rapporto banche clienti resta però caldo, anche per una novità: è in corso la revisione di Patti chiari, il consorzio dell’Abi nato per portare trasparenza che con il suo motore di ricerca consente di confrontare i prezzi dei conti correnti. L’intenzione è procedere a una sua «ottimizzazione» . Che significa? Per ora, tagli ai costi extra (in linea con la riduzione del debito condotta da Mussari in Abi) e, soprattutto, farvi aderire tutte le banche. Quali saranno gli effetti sui clienti, si vedrà. Il fronte Il punto è che l’Abi ha un fronte aperto anche con gli imprenditori, dopo il varo governativo del Decreto sviluppo, in vigore dal 14 maggio. «Un contributo importante per rilanciare la crescita del Paese» , così lo ha giudicato Mussari, ma il decreto è stato contestato da consumatori e aziende per due norme: l’aumento del tasso di usura e la reintroduzione del diritto, per le banche, di cambiare in corsa le condizioni alle imprese (lo «ius variandi» , blindato dai decreti Bersani). Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha chiesto che il decreto sia cambiato là dove consente alle banche «di modificare unilateralmente i tassi e le condizioni applicati sui mutui» . E Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Vicenza, ha parlato di «peggioramento dei rapporti banca-impresa» . Come finirà? Sull’usura sembra non esserci mediazione. È vero che Mussari è anche l’antibanchiere che rivendica come propria idea il tetto agli stipendi dei banchieri stessi, invocato da Draghi; ma su questo tema ha un’opinione da banchiere con la B maiuscola: per lui aumentare il tasso d’usura significa semplicemente remunerare il maggior rischio, cioè consentire alle banche di prestare denaro a più imprese. Sullo «ius variandi» , invece, è in avvio una trattativa con Confindustria, per trovare una soluzione a metà strada. Comunque vada, l’impressione è che le «lenzuolate» di Bersani saranno sotto tiro. Perché «un conto è eliminare le storture, un conto è andare oltre — dice Mussari —. Se lo fai, metti in crisi non solo un modello di azienda, ma anche un sistema economico. Chi le finanzia allora, le imprese?» . Certo, in passato ci sono stati degli eccessi, che non vanno ripetuti. Ed è questo è ciò che Mussari dirà, probabilmente, all’assemblea dell’Abi il mese prossimo.

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