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Carney: Brexit porterà la recessione

Sterlina in caduta, economia ferma, disoccupazione in crescita: il catalogo è questo, in caso di Brexit. Sfidando il sospetto di essersi esposto politicamente molto oltre il lecito il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney ha lanciato un deciso e inequivocabile allarme sulle conseguenze del divorzio anglo-europeo, avvertendo che un voto a favore potrebbe determinare uno scenario di «recessione tecnica» per il Paese che nel 2015 ha avuto tassi di crescita record in Europa. «La sterlina può svalutarsi ulteriormente, anche in modo violento, spingendo l’inflazione oltre gli obbiettivi» , ha aggiunto, lasciando intendere che almeno la metà del 9% bruciato dal pound nei primi mesi di quest’anno è da imputare ai timori di un’uscita di Londra dall’Ue. Da Francoforte gli ha fatto eco il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che ha avvertito gli inglesi di non farsi troppo illusioni in caso di Brexit: «Dentro significa dentro e fuori significa fuori», ha detto, alludendo al fatto che Londra fuori dalla Ue non potrà sperare in un facile e rapido negoziato per il suo nuovo status.
La Banca d’Inghilterra non ha dato numeri o fissato paletti sull’impatto che potrà avere la frattura fra Londra e Bruxelles, ma non ha avuto incertezze nel disegnare un quadro fatto di sterlina ai minimi, inflazione in rialzo e crescita economica in decisa contrazione con ricadute sull’occupazione. «La domanda aggregata calerebbe, rispetto alle nostre previsioni, a causa della stretta finanziaria, della riduzione di valore degli assets e dell’incertezza sui rapporti commerciali del Regno Unito. Le famiglie frenerebbero i consumi e le imprese gli investimenti. Anche le condizioni finanziarie globali potrebbero mutare con ripercussioni sulle esportazioni…In un quadro di questo genere – ha detto Mark Carney – il Comitato di politica monetaria si troverebbe costretto a misurarsi con una scelta difficile fra l’esigenza di stabilizzare l’inflazione e quella di stabilizzare produzione e occupazione».
Le differenti dinamiche che Brexit potrebbe innescare, Mark Carney le ha riassunte in una lettera inviata al Cancelliere George Osborne negli stessi istanti in cui illustrava, con l’Inflation report , lo stato dell’economia britannica. «È probabile che le conseguenze combinate ( di Brexit n.d.r.) si risolvano in una contrazione materiale della crescita e un rialzo dell’inflazione oltre gli orizzonti fissati dal Comitato di politica monetaria». Parole che il Cancelliere Osborne ha tradotto in un messaggio politico netto. «In un caso l’alta inflazione avrebbe un costo diretto per le famiglie e le imprese, nell’altro caso il prezzo assumerebbe la forma di una contrazione economica e della perdita di posti di lavoro. Lasciare l’Unione europea ci costringerebbe quindi a dovere scegliere fra due sconfitte».
Il governatore s’è protetto preventivamente dalle accuse di aver schierato al servizio della politica – con il fronte anti Brexit – un organismo indipendente come la BoE. È un dovere della banca in linea con il suo mandato – ha argomentato in sostanza Mark Carney – esprimersi sui rischi di uno shock alla stabilità finanziaria.
La minaccia di inflazione fuori target, pound e crescita ai minimi, disoccupazione in ripresa è, quindi, l’ipotesi realistica con cui la Banca d’Inghilterra invita i britannici a fare i conti prima di esprimersi nelle urne il 23 giugno prossimo venturo. Un quadro che si innesca su una realtà che già marcia in quella direzione. Non solo perché la sterlina s’è svalutata dall’inizio dell’anno, ma anche perchè tutti gli altri indicatori macro suggeriscono un rallentamento violento. Nella sua previsione di medio periodo – senza considerare Brexit – la Banca d’Inghilterra ha rivisto il Pil del secondo trimestre dal previsto più 0,5 a più 0,3 e ha indicato una progressione economica per l’anno in corso non oltre il 2 per cento.
La realtà è che Brexit sta già azzoppando l’economia britannica. Il rallentamento è in corso da mesi, così come la perdita di valore della sterlina. In queste ultime settimane l’effetto s’è avvertito ancor di più con la manifattura di fatto in recessione, la caduta delle vendite al dettaglio e segni di ripresa della disoccupazione.

Leonardo Maisano

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