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Cariverona non fa debiti per UniCredit

di Marigia Mangano

Prende forma la struttura del capitale di UniCredit in vista dell'aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro. Ieri Fondazione Cariverona, socia di Unicredit con il 4,2%, ha comunicato che parteciperà all'aumento di capitale della banca solo per una quota pari al 3,51%. «Il Consiglio Generale dell'ente, in coerenza con il voto espresso in sede di assemblea straordinaria di UniCredit all'aumento di capitale di 7,5 miliardi, ha deliberato di sottoscrivere la quota del 3,51% che sarà totalmente finanziata con mezzi propri, senza vendita di diritti e senza ricorso all'indebitamento», spiega una nota diffusa dalla Fondazione presieduta da Paolo Biasi. Che aggiunge: «Tale decisione conferma l'impegno della Fondazione a sostenere, tramite UniCredit, le economie dei territori dove essa opera, così duramente colpite dalla crisi finanziaria ed economica in atto da tempo». Alla luce della decisione appena presa, l'impegno di Cariverona è stimabile in circa 260 milioni. In pratica l'ente, come anticipato da Radiocor, cederà in vista del'aumento azioni ancora legate alla cosiddetta «banca conferitaria». Si tratta di un pacchetto pari allo 0,7% del capitale della banca classificato come relativo alla «banca conferitaria» a un prezzo medio di 0,6336 euro. Tali azioni sono storiche e risalgono al 1988 alla fusione tra UniCredito e il Credito Italiano. La vendita, dunque, farà scendere la partecipazione al 3,5%.
Il via libera dell'ente veronese arriva dopo quello delle altre due fondazioni principali della banca guidata da Federico Ghizzoni. Fondazione Caritorino, poco prima di Natale, ha comunicato di impegnarsi a sottoscrivere l'aumento di piazza Cordusio nell'ammontare di 316 milioni, una cifra che corrisponde «ai diritti di opzione di propria pertinenza». In pratica, la fondazione sottoscriverà sia per il 3,3% di partecipazione diretta nella banca sia per lo 0,88% in obbligazioni cashes.
Escluso, invece, che l'azionista possa coprire parte di un eventuale inoptato: il consiglio di indirizzo ha deciso che l'impegno si fermerà a 316 milioni e non raggiungerà, come sembrava fino a qualche giorno fa, i 350 milioni; a quanto pare, la decisione è stata presa per evitare un ricorso eccessivo all'indebitamento, che comunque sarà già necessario per coprire circa la metà dei 316 milioni deliberati, e per non aumentare l'esposizione verso la banca. Copione simile a quello di Cariverona per Carimonte (3,4% del capitale) intenzionata a mantenere un peso del 3% nel libro soci di UniCredit post ricapitalizzazione.
Definita la posizione dei grandi azionisti si aspetta ora di avere visibilità sui termini della ricapitalizzazione della banca: tempi e modalità. Sul primo punto, secondo quanto si apprende, il consiglio di amministrazione di UniCredit chiamato a fissare il prezzo delle nuove azioni è stato convocato per il 4 gennaio. L'intenzione, infatti, sarebbe quella di stringere i tempi dato che il consorzio è stato ormai definito e i soci di riferimento hanno già preannunciato le loro intenzioni. Tuttavia, secondo indiscrezioni, le banche del consorzio guidate da Bofa Merrill Lynch e Mediobanca sarebbero più orientate a far slittare l'operazione di una settimana, con la conseguenza di tenere il consiglio di amministrazione della banca il 12 gennaio. Tutto, ad ogni modo, dipenderà dalle condizioni del mercato.
Quanto alle modalità dell'aumento, le banche del consorzio considererebbero un prezzo congruo solo un valore che incorpori uno sconto di almeno il 40-45% per centrare il buon esito dell'operazione. Un'operazione che – si fa notare – per entità e per il momento particolare dei mercati finanziari è assai complessa.
Ieri intanto il titolo UniCredit ha lasciato sul terreno l'1,54% in una giornata che ha visto il Ftse Mib recuperare nelle battute finali e chiudere in rialzo dello 0,76%.

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