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Carissimo Bond su Mps, Banco Bpm e Carige i tassi sono quelli greci

Dura rilanciare la redditività, come dicono di voler fare molti banchieri italiani dopo anni di modalità “pulizia crediti”, se per comprare la materia prima sul mercato devi pagare a chi investe tassi più alti dei bond di Grecia e Cipro, o di oscuri istituti in Portogallo e Spagna.
L’estate ha visto tornare le emissioni obbligazionarie, ed è un bene: ma i prezzi deprimono se si ha a cuore la competitività del sistema, che si riflette sulla sua capacità di erogare crediti fluenti e convenienti a imprese e famiglie. Colpa del rischio Italia, mai sopito malgrado le misure delle banche centrali abbiano rimesso a cuccia lo spread, sceso da fine maggio da 293 punti base agli attuali 199 sul Bund. Il contesto politico ha anche una responsabilità connessa, più tecnica: nel turbolento 2018 le banche italiane quasi non hanno emesso bond — specie quelli subordinati, più rischiosi ma necessari a irrobustire il capitale — per le cattive condizioni dei mercati, in generale e nello specifico; così le finestre potenziali per nuove emissioni, a rifinanziare bond in scadenza o lanciarne di nuovi, hanno visto uscire quasi tutti gli istituti italiani, con un’inflazione di carta tricolore che ha avvantaggiato i sottoscrittori (quasi sempre fondi esteri). «Le banche italiane sono state molto attive in questi mesi, recuperando il terreno perso da metà 2018 per le turbolenze politiche e le incomprensioni tra Roma e Bruxelles — spiega Filippo Alloatti, analista del fondo Hermes Investment Management — . La copiosa offerta di subordinati italiani può spiegare la strana dinamica di mercato per cui qualche bond tratta a prezzi più bassi rispetto a emittenti in difficoltà di Grecia e Cipro, dove i crediti deteriorati sono superiori in termini sia assoluti che relativi». La tabella in pagina seleziona esempi. Monte dei Paschi — in teoria più che solvibile perché socio quasi unico (68%) è il Tesoro — paga rendimenti oltre il 19% sul subordinato emesso a gennaio 2018 (e imposto dall’antitrust Ue nel piano di rilancio), mentre la seconda tranche vista un mese fa paga quasi il 12% e si è limitata a 300 milioni (meno di metà del dovuto, per non sfondare il conto economico); Banco Bpm, terzo polo nazionale con un utile prospettico 2019 oltre il miliardo, paga quasi il 9% sul bond At1; la solida e redditizia Popolare di Sondrio paga il 6% sul subordinato di luglio. Siamo nell’intorno di Bank of Cyprus o delle greche Nbg e Piraeus, ancora zeppe di sofferenze, tanto che incidono fin quasi a un terzo degli attivi e costringono Atene a studiare una soluzione di sistema: si guarda con interesse al modello delle Gacs italiane per smaltire l’eccesso di crediti in mora, specie ipotecari. Simile il discorso per alcune banche iberiche, molto “sofferenti”. Tra i grandi istituti locali solo Mps, Carige e Popolare di Bari sono sopra il 10% di Npl ratio. E a fine anno sarà difficile che il subordinato da 200 milioni della banca genovese, comprato a tavolino da Ccb (le Bcc trentine), Mcc e Credito sportivo, esca nella fascia bassa del 7-9% stimato nello schema di sal vataggio. Quanto alla popolare barese, ha rinunciato dopo mesi al subordinato per il disinteresse degli investitori, e il tasso a due cifre che avrebbe dovuto corrispondere. Ma anche l’alternativa scelta, di comprare protezioni assicurative su parte dell’attivo di Bari, ha costi poco sostenibili.
E’ logico che se una banca paga cara la raccolta poi ne risente l’utile, a meno che sia capace di traslare sul cliente il maggior costo. Ieri, Equita ha motivato anche con «una performance del margine d’interesse più debole del previsto per l’aumentato costo del funding» il calo dell’utile a giugno di Unicredit, che ha perso il 5% in Borsa: e proprio Unicredit ha emesso circa il 33% dei 23 miliardi di bond lanciati dalle banche italiane nel primo semestre 2019. Sempre Equita ha notato per questa messe uno spread medio di 269 punti base sui tassi di riferimento, rincarata 41 punti base dalle precedenti passività, e ha calcolato che per neutralizzare l’effetto le banche più penalizzate avrebbero dovuto rincarare fino allo 0,13% i tassi del portafoglio impieghi (Mps), lo 0,09% Sondrio e giù a scendere. Ma l’aggiornamento dei tassi sui bond bancari a fine giugno, che faceva scrivere a Equita «si dovrebbe evitare una significativa erosione dei margini», non teneva conto delle affollate — e salate — emissioni da allora.
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