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Cariplo pronta a salire in A2A

I Comuni di Milano e di Brescia stringono sulla cessione del 5% di A2A e la Fondazione Cariplo studia il dossier e, in particolare, l’opportunità di arrotondare in misura significativa l’attuale partecipazione nella multiutility lombarda, pari all’1,1%. Con l’approvazione dei nuovi patti parasociali di A2A, avvenuta a fine dicembre, è emerso chiaramente il desiderio delle due amministrazioni di collocare il consistente pacchetto azionario (che oggi in Borsa vale circa 130 milioni) in tempi brevi sia per approfittare del rally messo a segno dal titolo in autunno sia per eliminare un elemento di incertezza sul futuro della società. Tutto lascia così presumere che l’operazione verrà effettuata entro il primo trimestre: per questo, al più presto, sarà selezionato un consulente (probabilmente una banca d’affari) destinato a individuare i termini e le modalità migliori per chiudere la vendita.
Chiaramente non è soltanto di una questione di prezzo. Certo, la priorità dei Comuni è massimizzare l’incasso, ma è tutt’altro che secondario identificare uno o più acquirenti che in futuro potrebbero rappresentare investitori fidati e stabili, magari anche potenziali alleati il giorno in cui le amministrazioni, causa le ristrettezze di bilancio, decidessero di scendere ulteriormente sotto l’attuale quota di controllo, pari al 50% del capitale.
In questo senso, come anticipato dall’agenzia Radiocor, la Fondazione Cariplo potrebbe rappresentare il partner ideale, dato il legame storico e territoriale con Aem Milano, poi diventata A2A a seguito della fusione con Asm Brescia. Nel 1998 fu proprio Cariplo (insieme con Goldman Sachs) a curare il collocamento in Borsa del 49% della munipalizzata milanese, a valle del quale la Fondazione si ritrovò con l’1,9% del capitale, quota che nel tempo si è diluita all’attuale 1,1%. Nel 2005, inoltre, sempre Cariplo aveva ventilato un possibile intervento a sostegno della cordata italiana, guidata da Aem, nella complessa partita che portò il gruppo energetico all’ingresso in Edison. E lo stesso Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Ente, negli ultimi anni ha più volte sostenuto la validità degli investimenti nelle utility lombarde in una logica «territoriale», ma anche perché garantiscono un buon livello di dividendi. «Siamo azionisti interessati e interessanti, perché non disturbiamo i progetti, ma anzi, diamo una mano a realizzarli, garantendo quella stabilità all’azionariato che una Fondazione come la nostra può dare per lo sviluppo del territorio locale», aveva dichiarato Guzzetti quando Cariplo partecipò alla privatizzazione dell’Acsm di Como (oggi ne detiene ancora lo 0,6%).
Alla luce di queste considerazioni, durante lo scorso autunno, i Comuni azionisti avevano sondato la disponibilità della Fondazione a investire in A2A. Un positivo contatto iniziale, che le parti si erano ripromesse di approfondire a inizio 2014, sia perché la riforma della governance di A2A aveva ancora davanti tutto l’iter consiliare (terminato poco prima di Natale) sia perché Cariplo doveva effettuare alcune verifiche tecniche legate all’eventuale acquisto azionario. Le prossime settimane saranno dunque decisive per verificare la fattibilità dell’operazione, che è bene precisare non ha ancora visto alcun passaggio di tipo formale.
Resta da stabilire, inoltre, l’entità del pacchetto che potrebbe essere rilevato dalla Fondazione. I Comuni preferirebbero identificare un unico acquirente per tutto il 5%, visto che nel caso di un accelerated book building spesso la vendita avviene a sconto rispetto ai prezzi di Borsa. Cariplo, tuttavia, detiene già l’1,1% e in questo caso supererebbe il tetto del 5% fissato dallo statuto A2A per la quota detenibile dal un singolo socio a eccezione delle due amministrazioni. Un limite, quest’ultimo, che diversi osservatori non esitano a giudicare desueto per un gruppo quotato a Piazza Affari e che rappresenta, a tutti gli effetti, la seconda potenza energetica nazionale dietro all’Enel.

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