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CariPerugia studia l’Opa su Spoleto

Il gotha bancario-imprenditoriale dell’Umbria è pronto a lanciare un’Opa sulla Banca Popolare di Spoleto. E si profila un braccio di ferro per il controllo dell’istituto, oggi di proprietà della cooperativa Scs presieduta da Giovanni Antonini. Ma sullo sfondo della partita si muove Bankitalia che, secondo quanto si apprende, potrebbe addirittura imporre un aumento di capitale alla popolare e determinare così l’esito di una partita che si trascina da quasi anni.
Come anticipato dal Sole 24 Ore, una cordata è disposta a rilevare la maggioranza, per una cifra tra i 70-100 milioni (comprensivi di ricapitalizzazione), che comporterebbe anche un’offerta a Piazza Affari a un prezzo di 2,1 euro (contro i 2,8 della Borsa). Ora i potenziali acquirenti sono usciti allo scoperto. C’è una newco, chiamata Clitumnus, che raccoglie una serie di soggetti che ruotano attorno ai due principali promotori: l’avvocato e super-consulente Francesco Carbonetti (di recente impegnato anche nel riassetto di Premafin-FonSai della famiglia Ligresti) e Carlo Colaiacovo, il «re» umbro del cemento e presidente della Fondazione CariPerugia. La fondazione umbra potrebbe avere un 20% della newco, altri enti bancari quote minori (sono circolati i nomi di CariTerni, Città di Castello, Foligno e Orvieto ma alcuni sembrano improbabili). Accanto alle fondazioni, un parterre di imprenditori, alcuni locali alcuni romani ma sui loro nomi c’è ancora riserbo (è circolato quello di Gino Bellotto, ex Fideuram) anche perchè la situazione è fluida e le trattative per definire la cordata in corso. Più sicura la partecipazione di Coop Centro Italia, che è già socia della banca, con un 10%. Lo stesso Carbonetti, infine, avrebbe una quota.
Clitumnus ha bussato alla porta di Banca Imi, la merchant cui la Scs ha affidato l’incarico di trovare un compratore per i 26% della PopSpoleto in mano al Monte dei Paschi e che ha disdetto il patto di sindacato. L’affondo vuole avere tutti i crismi dell’operazione condivisa: sono fiduciosi che verrà apprezzata la razionalità dell’offerta che tra l’altro punta a mantenere l’autonomia dell’unica banca umbra rimasta indipendente.
Dopo due anni di bufera, iniziata proprio quando Bankitalia impose un ultimatum obbligando il passo indietro di Antonini, ora sul caso della PopSpoleto, finita anche nel mirino della magistratura, potrebbe calare davvero il sipario. Arriverà dunque la parola fine sulla parabola di Antonini, l’irriducibile e carismatico numero uno che per un decennio ha guidato la banca e dopo l’uscita voluta da Via Nazionale ha continuato a influenzare la banca come presidente della Scs azionista di maggioranza? Il banchiere è già sul piede di guerra. Ha bollato l’opa come ostile non ha alcuna intenzione di vendere a un’offerta ritenuta «inadeguata». Si rischia lo stallo, ma a fare da spartiacque potrebbe essere Bankitalia. Da qui a breve la vigilanza, secondo quanto si apprende, consegnerà alla Bps l’esito dell’ispezione condotta nei mesi scorsi (la seconda nel giro di due anni). E la conclusione potrebbe essere la richiesta di ricapitalizzare la banca. Richiesta che però la Scs al momento non sarebbe in grado di onorare. Si rimaterializzerebbe, per la terza volta nella storia della banca, lo spettro del commissariamento. Clitumnus, invece, i soldi li ha. Chi vincerà?

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