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Cariparma rilancia sull’agroindustria

di Giuseppe Chiellino

MILANO – Il gruppo Cariparma, filiale italiana del colosso francese Credit Agricole, scommette sulle piccole e medie imprese italiane e ha deciso di stanziare per il 2011 un nuovo plafond di 1,3 miliardi di euro destinato a 8.800 Pmi selezionate tra quelle già clienti del gruppo e in tutti i settori di attività. L'operazione conferma però l'occhio di riguardo che il gruppo francese ha per il mondo agricolo e per l'agroalimentare. Il progetto, infatti, prevede un pacchetto di 220 milioni di euro dedicato a 1.350 aziende clienti che operano in questi due settori. Un effetto per certi versi naturale, considerato che Cariparma-Credit Agricole in Italia opera in 10 regioni ma tradizionalmente è molto radicato nella food valley emiliana e nel Nord-Est dove ha raccolto l'eredità di Friuladria.

«Si tratta di linee di credito a breve e medio-lungo termine già deliberate – ha spiegato Nicola Generani, direttore del marketing retail del gruppo Cariparma – per importi che vanno da un minimo di 20mila euro ad un massimo di 300mila». Il pacchetto dedicato al settore agricolo è "confezionato" tenendo conto delle esigenze tipiche delle imprese con strumenti come le cambiali agricole, le cambiali di conduzione e il prestito di scopo. «In pratica – spiega ancora Generani – scegliamo le imprese più meritevoli e concediamo loro una via preferenziale di accesso al credito, con spread dell'1,8% sul medio-lungo termine. Da quest'anno, poi, se l'azienda presenta la garanzia consortile per almeno il 50% dell'importo, lo spread si riduce di 50-60 punti base. Questo è stato possibile grazie agli accordi con i principali Confidi di categoria». Il vantaggio per le imprese è anche nei tempi, assicura Generani, dal momento che tutto lo "scoring" dell'impresa beneficiaria del prestito è stato fatto a monte. Le aziende destinatarie dell'iniziativa, infatti, sono state selezionate e definite "meritevoli" in base al rating interno elaborato dalla banca e sulla base dei parametri di Basilea 2.

L'interesse di Cariparma per le Pmi e in particolare per il settore agroalimentare non è una novità. Questa operazione lo conferma e si accompagna ad altre iniziative di respiro locale come il progetto di filiera corta per la produzione di parmigiano reggiano realizzato con Coldiretti e presentato nei giorni scorsi. Una piccola cosa, coinvolge 5 aziende agricole, un caseificio e una società di distribuzione, distanti tra loro non più di 20 chilometri. Il progetto, finanziato anche dalla Ue, impegna gli allevatori a fornire latte di prima qualità, il caseificio ad ampliare il paniere di prodotti e il distributore a ottimizzare la distribuzione e a comunicare la qualità al consumatore finale. Ma l'interesse per la food valley guarda anche più in alto: è di un anno e mezzo fa il tentativo di Cariparma di mettere le mani sulla parte più interessante della Fiera di Parma, con lo scorporo della società in una holding immobiliare a controllo pubblico e in una newco operativa sugli eventi a controllo privato al 70%, di cui il 51% detenuto dalla banca del gruppo Agricole. Uno degli asset più importanti della fiera parmense, guarda caso, è Cibus, uno degli eventi maggiori nel settore alimentare a livello europeo. Ma non se ne fece nulla.

 

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