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Carim, indagati anche due ex commissari

Gli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Rimini, sulle vicende della Carim, la locale Cassa di risparmio, hanno lavorato in silenzio per oltre un anno, coordinati dal Pm Luca Bertuzzi. Ieri l’inchiesta si è formalmente chiusa con la notifica a 26 persone, amministratori e sindaci della banca dell’avviso di chiusura delle indagini (415 bis). I reati ipotizzati a loro carico sono false comunicazioni sociali oltre che la violazione dell’articolo 2626 del codice civile: una fattispecie invero poco utilizzata, che parla di indebita restituzione dei conferimenti. Tra gli indagati l’allora presidente della banca e membro del comitato esecutivo Giuliano Ioni , l’ex direttore generale Alberto Martini e l’ex vicedirettore generale Claudio Grossi. Ma scorrendo la lista degli indagati fa sensazione leggere la presenza di due pezzi da novanta delle amministrazioni straordinarie delle banche: Riccardo Sora e Piernicola Carollo. Sono due dei commissari nominati dal Tesoro su proposta di Banca d’Italia, che dal 2010 al 2012, si sono insediati a Rimini proprio per rimorchiare la banca verso un approdo contabile meno precario. Un commissariamento durato due anni, forse il più lungo che sia stato disposto in Italia. Ma non solo. Due settimane orsono Sora è stato nominato alla testa della squadra dei commissari che hanno il compito di gestire la crisi di Banca Etruria. Ma ancora prima dell’arrivo ad Arezzo, nel 2014, l’uomo di fiducia di Banca d’Italia era stato incaricato di vegliare sui conti di un’altra malata del Credito: la Tercas, Cassa di risparmio di Teramo.: un’altra inchiesta per mala gestio bancaria che aveva portato, tra l’altro, all’arresto dell’ex direttore generale Antonio Di Matteo. Anche Piernicola Carollo, in realtà, è un nome piuttosto noto. Per anni ha fatto parte della punta di diamante della vigilanza ispettiva di Banca d’Italia. Ora è in pensione, ma nonostante questo resta in servizio permanente effettivo ed è in pianta stabile nella «rosa» di nomi su cui palazzo Koch può contare per selezionare i commissari da spedire a gestire i pazienti del credito. Di Carollo, in particolare, si rammenta l’ingresso nella branch italiana di Banca Arner, in sostituzione di Alessandro Marcheselli, anch’egli inviato da via Nazionale e messo sotto inchiesta dai pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici (gli stessi magistrati che hanno indagato su Massimo Ponzellini, vedere articolo in basso). Quella di Rimini è un’inchiesta che mira a fare luce su finanziamenti erogati a pioggia dalla banca al sistema delle imprese locali, spesso senza garanzie di sorta. Un capitolo che si intreccia con un’altra indagine aperta, sempre a Rimini, sul fallimento dell’aeroporto Federico Fellini: anch’esso con la società Aeradria, fruitore di credito immeritato per decine di milioni di euro. Un rubinetto aperto che non poteva non portare la banca a una situazione di squilibrio contabile: tutto questo ha avuto un rapido impatto sul titolo che valutato in origine 21 euro sarebbe presto stato svalutato a 5 euro.
Ciò che ha attirato la curiosità degli inquirenti è quel che è accaduto subito dopo l’insediamento dei commissari. Alcuni clienti, con grande rapidità, appena saputo dell’arrivo degli uomini di Bankit hanno chiesto, e in qualche caso ottenuto dalla banca (anche durante la gestione dei commissari) il riacquisto dei loro titoli. Cosa che è avvenuta, senza che la banca richiedesse l’autorizzazione alla Consob (prevista nel caso di emittenti di titoli diffusi). Ma a 21 euro e non a cinque.

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