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Carigenova, lo schiaffo della Borsa

Si avvicina la scadenza di giugno concordata da Banca Carige con Bankitalia per procedere all’aumento di capitale da 800 milioni e la Fondazione ha voluto dare un’accelerata al reperimento delle risorse necessarie per raggiungere il duplice obiettivo di sottoscrivere l’aumento almeno per una quota pari al 19 per cento e per far fronte ai debiti,in particolare quello con Mediobanca. La strada scelta da Fondazione su consiglio degli advisor Banca Imi e Credit Suisse è stata quella di un Accelereted bookbuilding che ha portato ieri alla vendita del 10,9 percento delle azioni di Fondazione a 0,40 euro con uno sconto del 20 per cento, un prezzo al di sotto delle attese dal momento che l’Abb era stato lanciato con un prezzo minimo di 0,43 euro. La Fondazione era pronta a cedere agli investitori istituzionali fino al 15 per cento. Dopo il closing dell’operazione il titolo in Piazza Affari ha perso il 16 per cento arrivando a quota 0,42 prossima al valore riconosciuto dall’Abb. Contrastanti i giudizi sull’esito del blitz deciso da Fondazione, mentre fino a pochi giorni fa la strategia del socio di controllo di Banca Carige sembrava quella di cercare un socio di progetto intenzionato a dare stabilità alla propria partecipazione. La trattativa con Andrea Bonomi, interessato ad acquisire una quota importante vicina al 25 per cento, si era arenata sul prezzo e sulla governance, ma il numero uno di Investindustrial non ha mai smesso di essere interessato all’operazione. 
Anche adesso fonti vicine a Investindustrial hanno fatto sapere che l’imprenditore sta «alla finestra» e segue l’evolversi delle vicende di Carige che, di sicuro, non mancano di colpi di scena e sembrano lontane dall’essersi concluse. Quanto ad altre fonti finanziarie vicine agli advisor si fa notare che le precedenti operazioni dello stesso tipo, con Monte dei Paschi e Generali, hanno portato alla vendita del 12 per cento delle azioni, in linea con la percentuale collocata ieri dalla Fondazione, che ha portato in cassa 95 milioni di euro, esattamente l’ammontare del debito con Mediobanca. E dalla stessa Fondazione vengono segnali di apprezzamento per come si è conclusa la giornata: adesso, è la valutazione, la Fondazione si è messa in sicurezza perché ha incassato nelle ultime settimane un totale di 150 milioni mantenendo il 30 per cento delle azioni. È in grado quindi di giocarsi quella che viene definita la «partita più importante», ovvero la vendita di un ulteriore 11 per cento senza aver più l’acqua alla gola per i debiti. Insomma la partita si può riaprire, con Bonomi o con altri soggetti che hanno manifestato interesse, da una posizione di maggior forza.
Per quel che riguarda il prezzo scontato a 0,40 euro per azione, il giudizio della fondazione non è negativo, perché si fa notare che Banca Carige esce da un periodo estremamente difficile e il titolo evidentemente sconta una situazione di parziale debolezza.

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