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Carige, via all’esame dell’offerta Apollo

È stato un consiglio di amministrazione breve, un’ora e mezza, quello che si è riunito ieri per la prima volta dopo le nuove nomine in Banca Carige. Sul tavolo il neopresidente, il giurista Giuseppe Tesauro, ha messo l’argomento più pesante: l’offerta del fondo statunitense Apollo per rilevare i non performing loan contestualmente a un aumento di capitale riservato di 500 milioni di euro. Tesauro ha chiesto ai consiglieri di «farsi un’idea propria», invitando tutti ad esaminare la questione che ha definito «prioritaria», senza «preconcetti» o preclusioni. La proposta, ha detto, va valutata esaminando due aspetti: la cessione dei crediti deteriorati e la governance legata all’aumento di capitale che nei termini presentati da Apollo porterebbe il fondo ad avere la maggioranza. Due fattori che dovranno poi trovare un momento di sintesi.

I «compiti a casa» assegnati ai consiglieri da Tesauro sono tutt’altro che facili. L’offerta di Apollo, trapelata pochi giorni prima dell’assemblea del 31 marzo che insieme con il bilancio in rosso per 101 milioni di euro ha approvato il rinnovo del board «licenziando» l’ad Piero Montani sostituito ieri da Guido Bastianini, aveva sollevato il forte malumore dell’azionista di maggioranza Vittorio Malacalza. Malacalza Investimenti insieme con Fondazione Carige, con cui ha un patto, si colloca poco al di sotto del 20% e alleandosi con il finanziere Gabriele Volpi e con Aldo Spinelli arriverebbe al 27%. Per il momento Apollo ha scelto il basso profilo. Sta aspettando di capire il modo migliore per approcciare il cda appena insediato senza provocare un’altra alzata di scudi dal primo azionista. Si fa trapelare che l’offerta «non è ostile», che l’intento non è speculativo ma a medio e lungo termine e si sottolineano le competenze nella gestione dei crediti deteriorati, un mestiere «che non si inventa». In più, nel progetto che perseguirebbe Apollo con la creazione di un polo bancario insieme con le quattro good bank oggi in cessione, Carige sarebbe «l’aggregante e non l’aggregata» dicono fonti vicine al fondo. Su tutto pesa poi la Bce che sta incalzando Carige affinché presenti entro il 31 maggio un nuovo piano industriale e un funding plan. Bruxelles ha anche sollecitato una ricapitalizzazione, una politica di aggregazioni o la cessione dei crediti deteriorati. Tutte strade che sembrano portare a Apollo. Quest’utimo sta cercando di aprire una trattativa «pacifica» con Carige anche se i margini sembrano esigui. Resta infatti ferma la volontà di avere la maggioranza e difficilmente Apollo si muoverà dalla percentuale del 18-20% per rilevare gli Npl, mentre potrebbe aprirsi uno spiraglio sulla quota di aumento di capitale riservato agli altri soci, indicata nell’offerta di marzo in 50 milioni di euro contro i 500 riservati al fondo.

Erika Dellacasa

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