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Carige verso l’aumento

Il nuovo piano industriale di Banca Carige contempla un aumento di capitale fino a 450 milioni di euro, eventualmente accompagnato da un’azione di Lme (Liability management exercise) attraverso, per esempio, la conversione di bond subordinati. La revisione del documento, approvata dal cda dell’istituto ligure, prevede anche il deconsolidamento del portafoglio di sofferenze «mediante scissione a favore di un veicolo di gestione che preserverà in capo agli azionisti della banca i benefici derivanti dalla ottimizzazione del recupero dei crediti trasferiti». Ciò avverrà sulle orme dell’operazione effettuata da Unicredit in dicembre.

Sono inoltre previsti il miglioramento della struttura finanziaria del bilancio, con benefici sul costo della raccolta e del rischio, e il rafforzamento del presidio del rischio e della qualità dell’attivo attraverso la costituzione di una nuova unità organizzativa dedicata alla gestione degli Npl non trasferiti al veicolo. Il miglioramento dell’efficienza operativa passerà per una razionalizzazione della rete territoriale prevedendo, con la chiusura di altre 90 filiali, il raggiungimento di un network inferiore a 500 sportelli. Tale iniziativa, unitamente all’esternalizzazione già prevista di alcune attività di back office e alla semplificazione delle strutture organizzative centrali, consentirà la riduzione di altri 155 dipendenti. Completa il quadro degli interventi la valorizzazione del marchio Banca Cesare Ponti, anche attraverso l’incorporazione nella capogruppo.

I principali obiettivi al 2020 evidenziano ricavi a 756 milioni di euro, con una crescita media annua composta del 5,3%), costi operativi a 477 mln (-4%), un cost-income al 59,8%, un’incidenza del credito deteriorato lordo sugli impieghi al 13,1%, un costo del rischio a 48 punti base, un Cet 1 Ratio al 14,1%.

Il presidente Guido Bastianini ha spiegato che il veicolo di gestione, cui verrà trasferito lo stock di Npl, sarà aperto anche a terzi e il deconsolidamento sarà effettivo entro la fine dell’anno. Questa soluzione permetterà di «raggiungere in modo anticipato i target della Bce» e di essere «già entro la fine del 2017 largamente al di sotto del target Bce del 2019».

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