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Carige, testa a testa Malacalza-Bonomi

Proseguono gli incontri e i confronti sul futuro di Carige e nel week end scorso, secondo indiscrezioni, ci sarebbero stati contatti fra la Fondazione e la famiglia Malacalza per tastare il terreno su un possibile coinvolgimento di quest’ultima nella ricapitalizzazione dell’istituto genovese. I rumors su possibili nuovi investitori , intanto, sostengono il rimbalzo del titolo, che per la seconda seduta consecutiva ha messo a segno un progresso.

Ieri a Piazza Affari le azioni hanno chiuso in rialzo del 6,67% a 0,073 euro con volumi di scambi in linea con la media da inizio anno. Dopo gli acquisti sul titolo di ieri, la capitalizzazione della banca si aggira ora a 751 milioni di euro, 100 milioni in più del massimo che potrebbe raggiungere l’aumento di capitale dell’istituto.
Al momento, però, non ci sono ancora conferme di contatti concreti per avere l’impegno di un pre-underwriting della ricapitalizzazione da parte di un partner che potrebbe affiancarsi alla fondazione in un’ottica di futuro stand alone per la banca. Di certo c’è la smentita di ieri mattina da parte di Davide Serra, che ha preso le distanze da Carige. Il fondo Algebris, da lui guidato, non ha intenzione di partecipare all’aumento di capitale dell’istituto ligure. Via twitter, Serra è tornato a parlare della banca ligure ricordando la sua disputa del 2008 con il management di Generali e che riguardava proprio l’istituto allora guidato da Giovanni Berneschi: «Nel 2009 abbiamo fatto denuncia collegio sindacale/Perissinotto per aver comprato 4% a 2 euro per azione con Berneschi!». Il riferimento è all’operazione che nel 2008 aveva visto il gruppo assicurativo triestino raddoppiare in pochi mesi la propria partecipazione in Carige dal 2% al 4%.
Tornando al presente, gli advisor, Banca Imi in testa per la Fondazione, ma anche Mediobanca e Banca Leonardo per Carige, stanno lavorando a pieno regime visti i tempi stretti con cui si dovrà arrivare ad una soluzione. L’ipotesi di un investimento Malacalza sarebbe solo una delle vie percorribili, l’altra porta all’InvestIndustrial di Andrea C. Bonomi. Nel primo caso la famiglia genovese, interpellata, ha preferito non commentare l’indiscrezione relativa ai contatti con la Fondazione. Nel secondo al momento non si hanno notizie di incontri. La banca deve far fronte allo shortfall da 814 milioni rilevato dagli stress test di Bce. Entro il 9 novembre deve presentare il dettaglio del capital plan che è stato già approvato, nelle sue linee essenziali, nella riunione del cda del 26 ottobre scorso e prevede, tra l’altro, un aumento di capitale da 500 a 650 milioni. Una volta consegnato il capital plan alla Bce, si attenderà la risposta dell’organismo di vigilanza. Ed è presumibile che Bce risponda entro fine novembre o ai primi di dicembre. Il progetto di Carige potrà essere accolto o modificato. A quel punto il cda dell’istituto genovese si riunirà (probabilmente nella prima decade di dicembre) per approvare il piano definitivo, che accoglierà eventuali integrazioni volute da Bce, e delibererà l’entità definitiva della ricapitalizzazione. Subito dopo sarà convocata l’assemblea degli azionisti di Carige che si riunirà dopo i 45 giorni prescitti: facilmente nei primi 10 giorni di febbraio.
Se, come è prevedibile, l’aumento sarà approvato, ci vorranno tempi tecnici per preparare il prospetto ed è probabile che si attenderà anche il bilancio al 31 marzo 2015. L’aumento, quindi potrebbe avvenire tra aprile e maggio. Ma se la Bce impiegasse più tempo ad analizzare il capital plan, tutto si sposterebbe in avanti. Intanto gruppo francese Bpce, socio di Carige con il 9,9%, non ha ancora deciso se partecipare all’aumento. Il ceo Francois Perol ha detto che Bpce sta aspettando «più dettagli» dal cda di Carige.

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