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Carige, sul consorzio trattativa ancora aperta

Sarà messo a punto dopo Pasqua il consorzio di garanzia che dovrebbe supportare l’aumento di capitale, fino a 450 milioni, di Banca Carige. Ieri, intanto, il consiglio di Carige si è riunito per parlare del tema del deconsolidamento dei non performing loans dell’istituto di credito genovese, che porterà alla creazione di un veicolo in cui raggruppare gli Npl. In particolare il cda ha esaminato la costruzione giuridica e le modalità del deconsolidamento che condurranno alla realizzazione della nuova società-veicolo, per redigere una comunicazione, in merito, da inviare alla Bce e alle altre autorità di vigilanza, probabilmente la prossima settimana.
Ieri, intanto, Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, parlando alla alla commissione economica dell’ Ue ha detto che le preoccupazioni per gli istituti di credito in Italia «non riguardano tutte le banche, ma sono concentrate solo su alcune: le quattro piccole banche regionali, le due venete, la Carige, che non ha problema di liquidita, Mps e alcune piccole».
Tornando alla rete di garanzia sulla ricapitalizzazione della banca genovese, emerge che, entro fine mese, saranno approfondite le proposte di alcune banche di affari. Secondo rumors finanziari, altamente probabile è la presenza di Banca Imi e ci sono buone possibilità che faccia parte del team anche Credit Suisse. Si profila anche un ruolo particolare per il capofila del consorzio (che potrebbe essere proprio Imi). Avrà il compito anche di gestire tutte le attività riguardanti la scissione e la realizzazione delle attività relative all’applicazione del piano industriale, cioè il deconsolidamento e lo scorporo degli Npl e così via. Non avrà, insomma, solo un ruolo da capofila del consorzio, ma anche un compito di coordinamento delle attività di scissione del veicolo. E che la scelta di questo soggetto stia convergendo su banca Imi dipende anche dal fatto che questa, oltre a essere specializzata nell’investment banking, ha seguito l’attività della Fondazione Carige, di cui è stata advisor.
Una volta messo a punto il consorzio di garanzia, sarà la volta, a fine mese, del cda che potrebbe essere dedicato all’aumento di capitale, in vista del quale sarà nuovamente convocata un’assemblea degli azionisti. L’ultima è stata quella del 28 marzo scorso, durante la quale è stato votato il bilancio 2016 e il via libera alle azioni di responsabilità contro gli ex vertici di Carige: Giovanni Berneschi, Pier Luigi Montani e Cesare Castelbarco Albani.
In quell’occasione l’ad della banca ligure, Guido Bastianini, ha spiegato che l’aumento di capitale, dovrebbe essere realizzato a cavallo dell’estate. E che sarà fino a 450 milioni, più eventualmente una parte di Lme, con controparti istituzionali interessate a convertire in capitale titoli perpetui o subordinati. Ha anche affermato che sono stati presi contatti preliminari con i possessori dei titoli, chiarendo che l’operazione può interessare 160 milioni di perpetui e 500 milioni di subordinati.
Successivo all’aumento sarà il deconsolidamento degli Npl (alla gestione del quale verrà destinata buona parte della ricapitalizzazione): uno dei temi che il cda ha trattato ieri. Prima di ideare il veicolo per i non performing loans, la banca aveva portato avanti un progetto di cessione di crediti deteriorati per 950 milioni tramite la Gacs. Carige deve però stabilire se procedere con questa operazione oppure far confluire la somma nel veicolo, che scorporerebbe così circa 3,4 miliardi di Npl.
Nella lettera che il cda della banca invierà alla Bce in merito al deconsolidamento, con ogni probabilità sarà indicato anche il percorso per arrivare a una differenziazione tra gli azionisti della banca e quelli del veicolo, che si potrà avere con l’ingresso di terzi nell’azionariato di quest’ultimo.

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