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Carige studia un piano da 700 milioni

Consiglio di amministrazione fiume, ieri, per Banca Carige, impegnata, tra l’altro, a definire le modalità del rafforzamento patrimoniale da 800 milioni (100 dei quali già acquisiti con la vendita ad Arca della Sgr) chiesto all’istituto genovese da Bankitalia nei mesi scorsi. E mentre il cda guidato da Piero Montani era riunito, un altro board, questo informale, era in corso presso il principale azionista della banca: Fondazione Carige, che ne controlla il 46,6% delle quote.
All’interno dell’ente serpeggiava ieri il timore che l’istituto possa decidere di procedere con l’aumento di capitale prima di essere riuscito ad alienare Carige Assicurazioni. Ossia uno tra i più importanti asset che l’istituto vorrebbe cedere per far scendere il più possibile la somma da raggiungere con l’aumento di capitale. Si tratta di una mossa, quest’ultima, che la Fondazione auspica con determinazione e, anzi, ha deliberato nei mesi scorsi indicando così la linea che la Banca dovrebbe seguire. Il condizionale, però, è d’obbligo perché se l’istituto non riuscisse a vendere le assicurazioni si imporrebbe naturalmente la scelta di procedere prima con l’aumento di capitale (che Bankitalia avrebbe voluto fosse già stato eseguito). Una decisione che farebbe scendere notevolmente la partecipazione di Fondazione in Carige. L’ente, infatti, non è in grado al momento di coprire, per la sua quota, una ricapitalizzazione tanto alta.
In ogni caso, per ora, il cda di Carige sta procedendo secondo lo schema previsto. Schema che include, in primo luogo, la chiusura del bilancio 2013, che comprende operazioni di accantonamento e “pulizia”, come richiesto da Bce, Bankitalia, Consob e Ivass.
Il bilancio sarà pronto a marzo ma i primi lineamenti potranno vedere la luce già all’inizio di febbraio. Da questo step si arriva alla ricostruzione del nuovo modello di business della banca che si concretizzerà nella stesura definitiva del nuovo piano industriale, su cui Montani sta lavorando dal suo insediamento, a novembre dell’anno scorso. Il piano potrebbe arrivare subito dopo le prime linee di bilancio ed è legato a filo doppio allo stato delle dismissioni. Poi si procederà all’aumento di capitale.
La banca, dunque, per ora fuga i timori dei consiglieri della Fondazione rispetto a un aumento senza dismissioni. E, anzi, c’è chi manifesta un certo ottimismo, facendo notare che, mentre a novembre nessuno sembrava gradire l’acquisto di Carige Assicurazioni, oggi ci sono più candidati: la statunitense Aquiline capital partners, che sta chiedendo copiosa documentazione sulla compagnia in vendita, e la belga Ageas. Inoltre, secondo rumors, in ballo ci sarebbero anche altri due fondi di private equity esteri, uno dei quali avrebbe già manifestato interesse.
Per quanto riguarda Ageas, il gruppo potrebbe avere oggi la risposta di Unipol rispetto all’offerta formulata per l’acquisto di Milano Assicurazioni. Se la risposta fosse negativa, l’attenzione dei belgi si potrebbe riconcentrare sulle assicurazioni di Carige. Si riprenderebbe così un rapporto che,nell’ultimo periodo, si era raffreddato.
In ogni caso, tra i consiglieri della Fondazione, alle prese con una mancanza di liquidità, per le erogazioni, che si aggira sui 20 milioni, è alto il timore che si possa verificare l’ingresso, nell’azionariato di Carige, di un socio ostile all’ente.

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