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Carige, stretta sul nuovo ceo e sulla risposta ai rilievi Bce

Banca Carige punta a ritrovare la rotta dopo la bufera di venerdì scorso, quando il cda, dietro richiesta dell’azionista di riferimento, Malacalza Investimenti (17,58%), ha votato la sfiducia nei confronti dell’ad Guido Bastianini, alla quale hanno fatto seguito le dimissioni di tre consiglieri.
Ieri il consiglio, nuovamente riunitosi, ha nominato direttore generale di Carige Gabriele Delmonte, che assume le deleghe dell’ex ad. È entrata nel vivo, inoltre, la ricerca di un nuovo amministratore delegato ed è stata fissata, il 21 giugno, un’ulteriore riunione del cda per approntare una risposta alla Bce. Francoforte, infatti, come anticipato dal Sole 24 Ore, ha chiesto di avere, lo conferma in una nota la stessa banca, «chiarimenti sulla governance di Carige, sul l’esecuzione del piano di riduzione dei non performing loans e sul conseguente fabbisogno di capitale»; il tutto entro il 23 giugno.
Il consiglio, a quanto risulta da fonti finanziarie, ha già avviato alcune «verifiche molto importanti sugli Npl» mettendo a confronto quanto emerge dai dati in possesso della banca con le perizie fatte da Prelios, che ha messo a punto la due diligence per i crediti deteriorati, per vagliare eventuali discordanze. Le verifiche sono ritenute fondamentali, secondo fonti vicine al dossier, perché la questione degli Npl è legata a filo doppio all’entità della ricapitalizzazione necessaria alla banca. L’obiettivo, insomma, sarebbe di valorizzare i crediti deteriorati meglio di quanto abbia fatto Unicredit, che li ha ceduti a poco più del 12% del valore nominale. Gli Npl in questione sono per 3,4 miliardi di euro, 950 milioni dei quali da alienare attraverso Gacs e il resto, ma questo era il piano Bastianini, tramite un società-veicolo ad hoc.
Delmonte, attuale direttore crediti della banca, ha avuto l’incarico di dg con deleghe ad interim (fino all’individuazione del nuovo ad) e, in accordo con lui, sono stati conferiti gli incarichi ad interim di chief financial officer e di general counsel, rispettivamente a Gianluca Caniato ed Edoardo Vinelli, che fanno parte del corpo dirigente della banca. Deleghe, queste ultime, che erano in capo entrambe ad Arturo Betunio (cfo con Biastianini) per il quale il cda ha deciso di procedere «alla risoluzione del rapporto di lavoro», per «il venir meno del rapporto di fiducia». Il consiglio ha anche deliberato di procedere alla risoluzione del contratto di lavoro con Bastianini, il quale non ha ancora formalizzato le dimissioni da consigliere e ieri ha partecipato alla riunione del cda.
Il consiglio, ha reso noto la banca, «ha anche deliberato di procedere immediatamente alla individuazione di un nuovo ad e ha demandato al comitato nomine, allo scopo integrato da due consiglieri, di attivarsi sollecitamente». Al termine della seduta del cda, dunque, il comitato «si è riunito e ha dato inizio alla procedura per scegliere il nuovo ad». In questi giorni sono emersi, tra i possibili candidati alla carica, i nomi di Francesco Iorio e Marina Natale e sarebbe quest’ultima, secondo alcune indiscrezioni, ad essere in pole position per Carige.
Tuttavia ieri il cda ha individuato un consulente al quale affidare l’incarico di vagliare, insieme alla commissione nomine, e con procedura d’urgenza, i possibili candidati. Il cda ha poi integrato, con i consiglieri rimasti (9, escluso Bastianini), la composizione del comitato esecutivo, del comitato rischi e del comitato remunerazione.
Il board ha anche ricevuto una comunicazione dalla Consob la quale ha chiesto di ufficializzare le richieste formalizzate da Bce , cosa che la banca ha fatto nella nota divulgata ieri. Carige, peraltro, ribadisce la volontà «di procedere all’attuazione del piano strategico in piena conformità alle indicazioni dell’Autorità di vigilanza»; e assicura che «il cda fornirà le informazioni richieste entro la data indicata, consapevole che il mancato adempimento comporterebbe eventuali valutazioni da parte della Bce previste dalla normativa di Vigilanza».
E proprio su questo punto si focalizzano le preoccupazioni di esperti osservatori finanziari. « Il rischio che si vede – spiegano – è di un commissariamento. A meno che non arrivi un ad con un nome importante, in grado di raddrizzare la governance di Carigecon un vero potere manageriale e gestionale. Una banca richiede capacità ed esperienza nei rapporti con le autorità che, in questo momento, non ci sono; e il fatto è molto grave».

Raoul de Forcade

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