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Carige, stretta di Bankitalia sull’aumento da 800 milioni

Ha subito ieri una caduta in Borsa del 4,37%, a 0,4552, il titolo Carige, trascinato a terra dagli aggiornamenti sui rilievi contestati all’istituto genovese dagli ispettori di Bankitalia e dalle notizie sull’apertura di un fascicolo relativo alla banca da parte della procura di Genova. L’attenzione degli analisti si è attestata, in particolare, su quanto annotato degli uomini di via Nazionale in merito all’utilizzo dei derivati da parte della banca. Ma anche sul fatto che gli ispettori sottolineano che il piano di rafforzamento patrimoniale da 800 milioni di Carige «rischia in prospettiva, di non essere risolutivo, stanti l’avverso contesto e l’insoddisfacente situazione tecnica e di governo». Questioni non secondarie che hanno spinto i vertici dell’istituto a compilare una nota per spiegare che non esistono «buchi» determinati dai derivati nel bilancio Carige.
E se, come riportato ieri dal Sole 24 Ore, tra le strategie possibili per un rafforzamento patrimoniale ci sarebbe la cessione degli istituti di credito controllati, una nota di Equita sim sostiene che «la vendita comporterebbe l’uscita dal bilancio di circa 180 milioni di goodwill e stimiamo 2,4 miliardi di Rwa. Ipotizzando una valutazione di M&A pari a 1 volta il book, si avrebbe per Carige un beneficio di circa 380-400 milioni sul capitale e minori utili per circa 15-20 milioni». Da verificare, però, concludono gli analisti, la possibilità di trovare compratori in una fase in cui le banche stanno riducendo le reti di sportelli». Oltre a chiedere che il rinnovato cda della banca, che sarà nominato il 30 settembre, metta a punto un nuovo piano industriale entro il 31 ottobre, Bankitalia rileva che Carige ha cercato di «mantenere l’equilibrio economico ricorrendo anche a soluzioni opportunistiche» e ad «accorgimenti contabili e valutativi» sul bilancio 2012, grazie ai quali l’istituto è riuscito a raggiungere gli obiettivi previsti «nonostante il peggioramento di variabili-chiave dell’attività caratteristica». Tra queste accorgimenti, è citato «il rinvio in extremis al 2013 della valutazione al fair value delle emissioni» e «la cessione del portafoglio held to maturity di recente costituzione».
Riguardo ai derivati, Bankitalia sottolinea, come ha riportato ieri La Stampa, che «sono state prese, senza compiute valutazioni, cospicue posizioni a leva su titoli di Stato domestici (quasi 7 miliardi), anche inflation linked e/o con elevata vita residua». Il tutto trascurando «oneri e rischi connessi alle necessità di rifinanziamento e all’ampio utilizzo di derivati di “copertura”». A questi rilievi Carige ha risposto ieri, precisando che «non esistono buchi» nel suo bilancio relativi a operazioni in derivati. Le differenze valutative rilevate dall’organo di vigilanza «sono originate da motivazioni di natura tecnica e sono di limitata entità»: le valutazioni degli strumenti derivati fatte dalla banca, si aggiunge, «determinano differenze che non hanno comunque impatto sulla redditività aziendale». Inoltre «la gestione e la contabilizzazione delle operazioni in derivati è sempre avvenuta in modo trasparente e coerente con le normative tempo per tempo vigenti». La banca precisa inoltre di non avere in essere «posizioni rilevanti in derivati di natura speculativa, tanto meno derivati strutturati a leva su titoli di Stato italiani».
Riguardo, poi, al socio di controllo, Fondazione Carige, che ha ricevuto a affidamenti in bianco per «esigenze di liquidità» sino a un totale di 85 milioni, è la stessa Fondazione a far sapere che «questo affidamento non è avvenuto per acquistare titoli della banca ma per finanziare la gestione ordinaria e le attività istituzionali dell’ente».

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