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Carige, spunta la «pista» della Sgr

La notizia delle dimissioni in blocco della maggioranza dei consiglieri di Centro Fiduciaria, la società fiduciaria della Carige, data ieri dal Sole 24 Ore, potrebbe certo essere letta con un’ovvia scelta di arretramento per consentire all’assemblea, di rinnovare gli organi amministrativi dopo il terremoto giudiziario che sta scuotendo la banca genovese. Ma potrebbe anche essere letta in modo difforme. È datata 2009, infatti, un’altra ispezione, della Banca d’Italia, condotta presso la Carige Asset management Sgr, la società di gestione del risparmio del gruppo sino al dicembre 2013, data in cui venne acquisita da Arca Sgr. Si tratta di un’ispezione di quattro anni antecedente alle due verifiche avviate nella capogruppo, datate luglio e settembre 2013 i cui esiti sono stati all’origine dell’inchiesta. Il capo degli ispettori alla Sgr della Carige era Eugenio Gubitosi e lo specialista del team in materia di antiriciclaggio era Salvatore Ricci, già in forza all’ufficio antiriciclaggio dell’Ufficio italiano dei cambi e, attualmente, consulente tecnico d’ufficio per varie procure italiane.
Nel corso delle verifiche ispettive condotte presso la Sgr, erano emerse svariate lacune nei sistemi di controllo interno, nel risk management e nei presidi antiriciclaggio. Ma, soprattutto, era balzata agli occhi degli uomini della vigilanza un’anomalia di gestione del back office contraria alla normativa vigente. In dettaglio esisteva una lista di un centinaio di nominativi di clienti investitori della Sgr che erano occultati dallo schermo proprio della Centro Fiduciaria. Alla richiesta da parte degli uomini di Banca d’Italia di alzare il velo fiduciario, gli ispettori scoprirono che si trattava anche di soggetti (alcuni dei quali, pare, dirigenti della banca) che avevano rimpatriato capitali finiti all’estero grazie allo scudo fiscale ter. Non è noto se Bankitalia abbia o meno comunicato all’autorità giudiziaria gli esiti di quell’ispezione. Ma alla luce degli eventi degli ultimi giorni non si esclude che i magistrati possano chiedere di accedere alla relazione ispettiva. Nel frattempo proseguono gli interrogatori di garanzia degli indagati finiti agli arresti domiciliari per i reati di truffa, riciclaggio e, lo si è appreso ieri, ora anche per ostacolo alle funzioni di vigilanza e falso in bilancio. Ieri è stata la volta di Ferdinando Menconi, ad di Carige Vita Nuova, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Oggi sarà il turno di Giovanni Berneschi, ex presidente di Banca Carige, che attende di essere interrogato dal Gip Adriana Petri, dall’aggiunto Nicola Piacente e dal Pm Silvio Franz. E i Pm proprio ieri hanno avuto un incontro con il capo della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo e con il sostituto procuratore della Dna Francesco Curcio, titolari del’inchiesta sull’ex ministro Caludio Scajola, accusato di avere favorito la fuga di Amedeo Matacena. Un incontro esplorativo e una presa di contatto prelusiva ad eventuali scambi di informazion I due magistrati si erano recati a Genova per sequestrare alcuni faldoni rimasti nell’abitazione di Scajola.

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