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Carige spicca il volo sull’ipotesi Malacalza

Carige in volo in Borsa (+9,75%) sulle aperture di Vittorio Malacalza ad investire nella banca, a patto che all’istituto di credito venga chiamato un amministratore delegato «in gamba». E non è l’unica uscita sul tema: due giorni fa ilSecolo XIXtornava a parlare di un ritorno di fiamma dell’ipotesi di un ingresso di Unipol nel capitale, anche se non nella forma di un aumento di capitale dedicato di cui si era parlato un mesetto fa (e poi smentito dalla compagnia). Ieri da Unipol non è arrivato nessun commento in proposito ma in realtà l’intero capitolo dell’aumento di capitale – se sì e soprattutto di quale entità – resta avvolto nel mistero alla Carige.
Di sicuro c’è che via Nazionale ha chiesto un rafforzamento patrimoniale di 800 milioni (da realizzare entro il primo trimestre 2014) e che al momento il capitolo cessioni, i cui introiti concorrono al rafforzamento patrimoniale, sono molto ridotti. La partita vera si gioca con la vendita delle assicurazioni, cui sembra essere interessata una compagnia europea (probabilmente non ancora presente in Italia)ma finora ci sono solo rumors. Il tempo stringe e Bankitalia non è troppo bendisposta, dopo il duro verbale che ha concluso l’ispezione. Entro fine mese, inoltre, dovrà essere scelto anche l’amministratore delegato.
Per quanto riguarda invece Unipol, ieri la compagnia è tornata alla ribalta per i documenti sulla fusione con le società ex Ligresti, pubblicati sul sito in vista delle assemblee straordinarie di fine mese. In particolare nella relazione si legge che l’Ivass hamosso rilievi a Unipol assicurazioni sulla gestione delle rc auto degli anni 2011-2012, in seguito agli accertamenti ispettivi conclusi in maggio e illustrati alla compagnia lo scorso 18 settembre. In particolare sono emerse «criticità delle attività inerenti alla gestione del ciclo sinistri del ramo r.c.a. che comportano l’adozione di misure correttive di carattere organizzativo e procedurale nonché interventi di adeguamento delle relative attività del sistema di controllo interno» mentre dalla società fanno sapere che non sono emersi rilievi sulla congruità delle riserve. E ancora: dai documenti di fusione emerge che Unipol registra una minusvalenza potenziale di 431 milioni di euro sui titoli derivati a fine giugno, mentre a fine dicembre la minusvalenza era di 449 milioni. Il documento sottolinea che le verifiche sui derivati avviate da Consob nel 2012 per quanto riguarda le metodologie di pricing «sono ancora in corso ». Infine Atahotel: la controllata presenta la necessità di essere ricapitalizzata (a fine 2012 dopouna perdita di 35,9 milioni il deficit patrimoniale era di 19,2 milioni) . Se il piano di ristrutturazione avrà successo, spiega Unipol, la catena alberghiera sarà in equilibrio finanziario nel 2015. Unipol per ora è concentrata sul risanamento e solo in un «secondo momento» penserà ad una «eventuale cessione». Pesa invece sulla compagnia una possibile richiesta del fisco per oltre 30 milioni, per la non deducibilità dei compensi versati ai Ligresti e ad alcuni manager in passato.
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