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Carige, slitta la ricapitalizzazione

GENOVA — La «linea di buonsenso» che Paolo Momigliano presidente di Fondazione Carige ha sostenuto fino ad arrivare allo scontro con alcuni dei suoi consiglieri è passata: Fondazione e Banca Carige hanno trovato una strada da percorrere in parallelo per affrontare l’aumento di capitale fino a un massimo di 800 milioni di euro ormai indilazionabile. Il board dell’istituto genovese ha accolto la richiesta di Fondazione di mettere la barra sull’«avanti adagio», non rinuncerà a esercitare la delega per procedere alla patrimonializzazione nei tempi previsti, entro il 31 marzo, ma l’operatività dell’aumento di capitale sarà dilazionata fino a giugno.
La Fondazione ottiene quella finestra temporale che Momigliano ritiene necessaria per poter trattare con un possibile nuovo partner, cedere diritti d’opzione e contenere la diluizione della propria quota in Carige (46,6%). La banca da parte sua aggira l’ostacolo di un’assembla straordinaria immediata che il board non voleva convocare temendo di essere indotto a mettere in discussione i tempi dell’esercizio della delega, un rinvio che l’ad Piero Montani non ritiene possibile.
Il board di Carige ieri ha considerato la tempistica tecnica e ha deliberato «che l’esecuzione dell’aumento di capitale — e segnatamente l’esercitabilità dei diritti d’opzione da parte degli azionisti — avrebbe decorrenza dal prossimo mese di giugno», questa scadenza — è scritto nella nota di Carige — «risulta in linea e coerente con gli impegni di pre underwriting per la formazione del consorzio di garanzia». Nel pomeriggio si è quindi riunito il cda della Fondazione che «preso atto della deliberazione» di Banca Carige e considerato «il venir meno della necessità dell’assemblea straordinaria» ha ritirato la sua richiesta di convocazione. La strategia di Momigliano si è quindi dimostrata vincente almeno per quanto riguarda il superamento del passaggio stretto fra azionista e banca, anche se il presidente ha perso due consiglieri eccellenti, i giuristi Andrea D’Angelo e Guido Alpa.
La crisi si chiude ma in realtà è ora che inizia il periodo più impegnativo: Banca Carige deve approvare il bilancio 2013 e presentare il piano industriale. Il consiglio è già stato fissato per il 24 marzo. Quanto alla Fondazione gli advisor devono sfruttare al massimo il tempo disponibile per cercare un «investitore di progetto», come vorrebbe Momigliano, e contenere la diluizione della quota che sarà in ogni caso importante. Banca Carige ha sottolineato in più riunioni che l’aumento di capitale è da intendersi “fino a” 800 milioni di euro, l’obiettivo sarebbe quindi di affrontare il mercato per una cifra più contenuta ma non sarà possibile valutarlo fino a quando non si conosceranno i dati del bilancio. Non si sa quanto può incidere, ad esempio, la vendita della Sgr a Arca per 101 milioni. Resta aperta l’incognita delle assicurazioni messe in vendita da Carige: l’ispezione Ivass è terminata, i belgi di Ageas sono rimasti sullo sfondo ma una vendita del ramo danni in tempi utili per l’operazione di aumento di capitale è difficile.

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