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Carige, si dimette Malacalza

Vittorio Malacalza annuncia l’intenzione di dimettersi dal cda di Banca Carige, pur non indicando nessuna tempistica e al contempo, nella lettera di motivazioni, attacca l’a.d. Paolo Fiorentino. Giuseppe Pericu, ex sindaco di Genova, avvocato ed esperto di diritto, che nei giorni scorsi era stato indicato da fonti di mercato in pole position per la presidenza, non sarebbe orientato a candidarsi. Gli altri azionisti, in attesa dell’assemblea dei soci di settembre chiamata a rinnovare il consiglio, stanno alla finestra. Intanto si va verso la convocazione di una nuova riunione del board, prima di quella già fissata per il 3 agosto che dovrà approvare la semestrale.La guerra all’interno della banca ligure, dunque, è cominciata e la situazione appare confusa. Con quelle annunciate di Malacalza, salgono a quattro le defezioni all’interno del cda dopo il passo indietro del presidente Giuseppe Tesauro e di altri due amministratori vicini allo stesso Malacalza, Stefano Lunardi e Francesca Balzani.

Nella lettera, Malacalza ha dato chiare motivazioni del suo passo indietro: «Ho rappresentato al consiglio di amministrazione che tale decisione è stata tra l’altro determinata dalle recenti dimissioni di altri consiglieri e dai contenuti delle stesse, nonché dal tentativo dell’a.d. di delegittimare il mio ruolo di supplenza del presidente nell’incontro con la stampa dello scorso 3 luglio, nel quale, anziché smentire la voce di supposte obiezioni della Bce a tale ruolo di supplenza, l’ha accreditata con una risposta evasiva e ambigua, nella quale ha comunque affermato la «anomalia» della mia posizione». Inoltre, scrive l’imprenditore piacentino, «la mia decisione è stata determinata dalla divulgazione dell’intercettazione della conversazione telefonica tra il sig. Luca Parnasi e il dott. Paolo Fiorentino, che ha assunto per me particolare significato alla luce del fatto che quest’ultimo, proprio nei giorni immediatamente precedenti all’arresto dell’avv. Lanzalone, mi riferì di averlo incontrato, decantandomene le qualità professionali. In ogni caso», conclude Malacalza, «intendo continuare a impegnarmi in favore di Banca Carige, nella piena fiducia delle sue potenzialità di consolidamento e rilancio, grazie allo sforzo dell’azionariato che ha assicurato il successo del recente aumento di capitale, alle altre operazioni di rafforzamento patrimoniale già attuate, alla capacità e dedizione dei suoi dipendenti e alla vicinanza e fedeltà della sua clientela». Per il finanziere Raffaele Mincione, che ha una quota superiore al 5% dell’istituto, potrebbe essere l’occasione per rafforzare la presa su Carige. Per poter fronteggiare Malacalza, tuttavia, il finanziere dovrà non solo trovare la sponda di alcuni fondi pronti a investire nella banca, ma anche creare un asse con altri azionisti, per esempio Gabriele Volpi che ha una partecipazione intorno al 9%. Le quote attuali detenute dall’ex socio forte di Banco Bpm non bastano, infatti, a invertire gli equilibri.

A Piazza Affari Carige ha perso l’1,16%, in controtendenza rispetto agli altri titoli bancari.

Giacomo Berbenni

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