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Carige si affida a Delmonte e cerca un nuovo Ceo

E’ stato un cda soprattutto operativo quello di Banca Carige, impegnato a rimettere ordine in casa dopo la doppia tempesta della sfiducia votata all’ad Guido Bastianini e delle dimissioni dei consiglieri di minoranza. Oltre a Maurizia Squinzi se ne sono andati sbattendo la porta non solo metaforicamente Claudio Calabi e Alberto Mocchi, entrambi in quota Gabriele Volpi, il finanziere che detiene circa il 6 per cento delle azioni Carige. Le intenzioni di Volpi sono uno degli interrogativi che si trova ad affrontare il cda falcidiato dalle dimissioni (se ne sono andati cinque consiglieri su quindici) e non è il più urgente. Sull’istituto genovese, infatti, si è appuntata l’attenzione della Bce che ha «richiesto di fornire entro il 23 giugno chiarimenti sulla governance della banca, sull’esecuzione del piano degli Npl e sul conseguente fabbisogno di capitale». I consiglieri superstiti hanno fatto quadrato sotto la guida del presidente Giuseppe Tesauro che ha assicurato di poter far fronte all’imperativo di Francoforte. Questo ben sapendo che il mancato adempimento delle richieste «comporterebbe eventuali valutazioni da parte di Bce previste dalla normativa di vigilanza», fino all’ early intervention ma è serpeggiata anche la parola “commissariamento”, prontamente allontanata da Tesauro.

Ma i tempi sono strettissimi. Sostanzialmente ieri il cda dopo aver proceduto alla nomina di Gabriele Delmonte quale direttore generale e aver distribuito le deleghe ad interim ha confermato il piano industriale. Il nodo rimangono gli Npl perché anche se la prima tranche è stata avviata alla cessione l’operazione è tutt’altro che conclusa. Inoltre uno degli argomenti di forte scontro con Bastianini è stata proprio l’impostazione del mandato agli advisor Goldman Sachs, Credit Suisse e Deutsche Bank. Banca Carige o almeno il vicepresidente Vittorio Malacalza (la famiglia Malacalza è azionista di riferimento) vuole esercitare maggior controllo sul prezzo di vendita degli Npl avvalendosi anche di una struttura interna. Il progetto di una società veicolo in cui far confluire 2,4 miliardi di Npl rimane valido ma certo non è di rapida esecuzione. E’ poi sul piatto l’aumento di capitale che salirebbe da 450 fino a 800 milioni. A tutto questo dovrà far fronte il nuovo ad che si vorrebbe in sella entro fine mese. Nel toto nomine continuano a girare i nomi di Roberto Nicastro e Federico Ghizzoni entrambi ex Unicredit.

Erika Dellacasa

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