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Carige si affida a Castelbarco L’addio di Berneschi: compro azioni

«Mi accingo a vendere alcune mie proprietà per acquistare altre azioni Carige perché credo in questa azienda e perché credo che siamo alla fine del ciclo basso e che il titolo riprenderà valore». Nel giorno dell’assemblea che sancisce il cambio dei vertici del gruppo ligure, con queste parole Giovanni Berneschi ha lasciato la carica di presidente che ricopriva da dieci anni dopo i contrasti con l’azionista di riferimento, la Fondazione presieduta da Flavio Repetto (ieri non presente in assemblea) e l’ispezione di Bankitalia. Ieri i soci del settimo istituto di credito italiano hanno nominato il nuovo consiglio di amministrazione: presidente è Cesare Castelbarco Albani, vicepresidente è Alessandro Repetto che prende il posto di Alessandro Scajola, fratello dell’ex ministro. L’esito era scontato visto l’assetto azionario dell’istituto. Castelbarco era, infatti, il primo della lista presentata dalla Fondazione Carige che detiene il 46,6% del capitale e Repetto il secondo. I cinque membri espressione della Fondazione sono Luigi Gastaldi, Lorenzo Cuocolo, Giuseppe Zampini, Evelina Christillin, Elena Vasco. I quattro membri della lista di minoranza del socio francese Bpce (circa 10% del capitale) sono Philippe Marie Michel Garsuault, Guido Pescione, Philippe Wattecamps e Jérôme Bonnet. I quattro amministratori della lista di minoranza dei soci del patto (complessivamente 5,43%, tra i quali anche Berneschi) sono Remo Angelo Checconi, Luca Bonsignore, Lorenzo Roffinella e Lucia Venuti. Nove sui quindici consiglieri, a partire da Castelbarco e Repetto, erano già presenti nel vecchio board.
A meno che non si cambi la governance e non si aggiunga un sedicesimo posto (da escludersi perché Bankitalia già voleva far ridurre il numero complessivo a tredici), uno dei consiglieri dovrà fare posto all’amministratore delegato, nuova figura voluta da Via Nazionale. «Nella prima riunione del consiglio inizieremo il processo che porterà all’individuazione di un possibile amministratore delegato – ha detto Castelbarco Albani – . È probabile che si dia un mandato a un head hunter per selezionare una rosa di nomi». Castelbarco ha poi aggiunto che la banca ha la necessità di un amministratore delegato che lavori al piano strategico che sarà presentato a fine ottobre. Saranno 30 giorni chiave per il futuro dell’istituto: il piano dovrà prevedere il perimetro del gruppo e quindi le cessioni da fare e, in base all’esito delle dismissioni, programmare l’aumento di capitale da 800 milioni (93 sono già entrati con la vendita della Sgr, ndr ).
Tra le cessioni già approvate ci sono le due compagnie assicurative, che se vendute (il direttore generale Ennio La Monica ha parlato di alcuni gruppi internazionali che stanno studiando il dossier, in particolare di un grande gruppo europeo, mentre il fondo Clessidra si sarebbe raffreddato) apporteranno in bilancio tra i 400 e i 600 milioni perché per una regole contabile tecnica per le assicurazioni si calcola la cifra dell’intera vendita e non soltanto la plusvalenza. Le due assicurazioni sono tornate a essere redditizie, ma la gestione passata ha contribuito a mandare in rosso il bilancio di Carige l’anno scorso. «Di un’eventuale azione di responsabilità nei confronti dei vertici delle compagnie si discuterà nel prossimo consiglio», ha detto Castelbarco Albani. È già stata decisa anche la vendita della quota (20%) detenuta nell’Autostrada dei Fiori (forse a F2i) e potrebbe essere ceduta anche la Banca Cesare Ponti. Attualmente l’aumento è destinato al mercato, per riservarlo a un partner dovrebbe essere convocata un’assemblea straordinaria per la delibera. Come vede il nuovo vertice un’eventuale alleanza? «Massima apertura purché nell’interesse del gruppo», ha detto Castelbarco. Ieri il titolo ha chiuso in calo dello 0,21% a fronte di un calo di Piazza Affari dell’1,11 per cento .

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