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Carige sconta in Borsa la frattura al vertice

La lettera di sfiducia contro il ceo Guido Bastianini presentata al consiglio d’amministrazione da Vittorio Malacalza, primo socio nonché vice-presidente di Carige, ha aperto una frattura insanabile nel vertice della banca e il titolo ne ha immediatamente risentito. Tanto che a Piazza Affari ieri le quotazioni dell’istituto sono scese del 6,53% a 0,23 euro.
Ora la prossima tappa è la riunione del cda in calendario per il 9 giugno. E tutti gli scenari, allo stato, sono ancora aperti. Di certo il clima nel board non è sereno e qualche consigliere, anche con deleghe operative, starebbe valutando di compiere un passo indietro perché amareggiato della situazione di instabilità venutasi a creare dopo mesi di duro lavoro. Diversamente, secondo alcuni non avrebbe alcuna intenzione di presentare le proprie dimissioni il ceo Bastianini le cui mosse, va peraltro ricordato, sono sempre state condivise dall’intero cda. Il braccio di ferro è dunque in atto. Secondo alcuni osservatori il rischio, complice una Vigilanza particolarmente attenta alle dinamiche della banca, è che si possa arrivare a un commissariamento. Un’eventualità che altri non considerano nemmeno posto che, si fa notare, sulla carta Carige sta comunque rispettando la tabella di marcia poiché il consiglio dell’altro ieri ha varato il piano per la vendita di un portafoglio di crediti Npl pari a 940 milioni, con un valore di cessione del 31% del nominale. Peraltro, è difficile immaginare che Malacalza abbia fatto un simile gesto senza avere un piano B pronto. In quest’ottica, secondo alcuni rumor l’impreditore avrebbe già individuato alcuni potenziali banchieri che potrebbero prendere il posto di Bastianini. Nei giorni scorsi era circolato il nome di Corrado Passera, che avrebbe però declinato la proposta, mentre ora avrebbero preso forza le candidature di Roberto Nicastro e Francesco Iorio. Nicastro, tuttavia, conclude il proprio mandato alla guida delle quattro good bank a fine mese e dopo quest’ultima esperienza vorrebbe prendersi un periodo di pausa. Per questo appare assai difficile che alla fine possa davvero approdare in Carige. Da capire come eventualmente potrebbe rispondere Iorio.
Nel mentre, come detto, il quadro resta complicato. Anche perchè risulta che la lettera predisposta da Malacalza sia stata fatta recapitare anche negli uffici di Banca d’Italia. Questo evidentemente sembra rendere ancora più insanabile il contrasto interno al board. Un clima teso sfociato in un vero e proprio scontro che avrebbe però lasciato attoniti alcuni dei protagonisti. Una parte del board, presa alla sprovvista dalla lettera di sfiducia, si sarebbe sentita direttamente colpita dalla mossa di Malacalza e anche alcuni soci, in particolare Volpi e Spinelli, non avrebbero gradito l’irritualità dell’atto che ha sancito il contrasto al vertice.
Malacalza in quella lettera «esprime critiche all’operato dell’ad e del cfo (Arturo Betunio, ndr), che lo portano a rivedere il proprio rapporto di fiducia con l’ad e a non condividere più gli indirizzi di gestione che vengono attualmente espressi. Per questo motivo il vicepresidente ha sottoposto le sue considerazioni all’esame del cda, preannunciando che, ove la propria posizione non fosse ampiamente condivisa dal consiglio stesso, riterrà opportuno dimettersi dai propri incarichi di vicepresidente e di amministratore della banca». Il cda ha quindi rinviato la discussione sulla questione a una riunione convocata per il 9 giugno. Tra i temi che hanno alzato il livello del confronto, sicuramente va registrata la possibile conversione del subordinato da 160 milioni, in parte in mano a Generali (80 milioni), che modificherebbe gli equilibri azionari e che secondo alcuni andrebbe inserito tra le pieghe del progetto di rafforzamento patrimoniale mentre altri ritengono che non serva. Lo scontro sarebbe poi stato alimentato anche dalla divergenze sui tempi di attuazione del piano industriale.
Il rischio è che alla fine il prolungarsi delle discussioni costringa la banca a fare un aumento di capitale anche più rotondo dei 450 milioni oggi previsti.

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