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Carige, pressing Bce per rafforzare il capitale

La prospettiva di aumento di capitale da realizzare in tempi brevi per Carige è qualcosa di più di un ragionamento. La possibilità starebbe prendendo corpo in virtù del pressing della Banca centrale europea sull’istituto genovese: Francoforte non sarebbe convinta fino in fondo della possibilità di fare fronte alle esigenze patrimoniali per ripristinare i requisiti con strumenti diversi, come ad esempio un bond subordinato da circa 200 milioni. L’interlocuzione con Bce sarebbe già partita e il management punta a ridurre le richieste patrimoniali, sapendo però che i margini di manovra sono molto stretti. Per questo motivo in queste ore una forma di allerta è arrivata anche alle autorità italiane, Banca d’Italia ma anche Consob, che da settimane ha avviato un monitoraggio su Carige. La possibilità che si possa arrivare a breve (si parla di pochi giorni) a dover definire l’iter per organizzare l’aumento è stata ventilata. L’operazione dovrebbe essere realizzata non oltre la fine dell’anno, ma probabilmente i tempi sarebbero più rapidi, forse tra ottobre e novembre.
La particolare attenzione di Authority come la Consob è legata anche alla governance della banca, sulla quale solo nei giorni scorsi è stata trovata una pacificazione con l’affermazione dell’azionista di riferimento, Malacalza Investimenti. Al vertice di Carige si è inoltre appena insediato il nuovo cda guidato da Pietro Modiano (presidente) e Fabio Innocenzi (ad). Il lancio di un aumento di capitale, con la necessità di immettere nuove risorse fresche, potrebbe quindi, in teoria, aprire il varco a nuove evoluzioni nell’assetto azionario dell’istituto genovese.
La banca, contattata, fa sapere che «non è informata e quindi considera la questione priva di qualsiasi fondamento».
Sempre ieri il titolo di Carige ha segnato, dopo le forti perdite dei giorni scorsi, +2,82%, attestandosi , a piazza Affari, a 0,0073 euro. E proprio in merito alla caduta del titolo in Borsa , e a ipotesi di vendite in massa, i fondi Athena Capital ed EurAsia Alternative Investment (che fanno capo alla galassia del finanziere Raffale Mincione, uscito sconfitto dal tentativo di arrivare al controllo della banca) hanno reso noto, tramite un portavoce comune, di non aver venduto le rispettive quote nella banca, continuando a detenere, nel complesso, una partecipazione superiore al 3% del capitale.
Nel frattempo, potrebbe prendere quota la possibilità di ritagliare per Carige un ruolo nelle operazioni di ricostruzione e risanamento dell’area del ponte Morandi a Genova. Alla banca potrebbe essere affidato il ruolo di banca depositaria, per la gestione di tesoreria, liquidità e crediti legati alla ricostruzione.

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