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Carige, il piano sale oltre il miliardo

Carige chiama a raccolta «obbligazionisti, azionisti e dipendenti» per il buon esito del piano di rafforzamento e rilancio della banca. L’obiettivo, ha detto ieri il ceo Paolo Fiorentino presentando il piano al 2020 approvato martedì dal cda, è quello di riposizionare la banca ai vertici in Italia per redditività e solidità, con un ritorno all’utile nel 2018 (anche se per ora non si parla di dividendi) e un cet1 al 13,9%, ma prima c’è da completare una manovra di rafforzamento salita oltre il miliardo nel valore e articolata nella sua composizione, che peraltro «va completata entro la fine dell’anno» su richiesta della Bce.
Dunque non c’è tempo da perdere, e da fare c’è anche un po’ più del previsto. Se l’impalcatura del piano era nota, le cifre illustrate ieri dal manager ex UniCredit, accompagnato dal cfo Andrea Soro, sono un po’ più forti di quello che si era ipotizzato: basta pensare alla riduzione dei costi, che per raggiungere il 23% della base 2016 dovranno prevedere mille uscite (circa il doppio del piano di febbraio) e la chiusura di altre 63 filiali dopo le 58 già effettuate tra il 2016 e luglio 2017. «Il piano è incentrato su una grande pulizia di bilancio per voltare pagina», ha spiegato ieri Fiorentino, che si è detto «fiducioso» rispetto alla possibilità di rilancio anche se con «alcune condizioni dolorose».
I bond e il ruolo di Unipol
E qui si arriva alle due parti più delicate del rafforzamento. La prima, come anticipato ieri da Il Sole 24 Ore, riguarderà nel mese di ottobre l’offerta di scambio rivolta ai titolari di quattro subordinati destinati agli istitituzionali, il liability management exercise: il valore nominale è di 510 milioni, la banca offrirà di scambiarli con titoli senior a un prezzo ancora non reso noto ma senz’altro più basso visto che conta di ottenere un risparmio nell’ordine dei 200 milioni, nei fatti capitale fresco.
«L’operazione di lme è necessaria, noi riteniamo e auspichiamo che anche i bondholder si faranno carico della responsabilità del processo di rafforzamento patrimoniale che dobbiamo affrontare», ha detto il ceo. I primi contatti saranno con Unipol e Generali, principali detentori: da Bologna – che in passato aveva avuto 100 milioni di titoli, poi in parte venduti – sarebbero arrivati segnali più che incoraggianti, mentre da Trieste finora il ceo Philippe Donnet aveva escluso l’interesse a convertire in equity e a ritrovarsi azionista di un’altra banca dopo Mps; ora l’offerta di titoli senior potrebbe ricevere un’accoglienza migliore: tutto dipenderà dalle condizioni. Ieri, intanto, i quattro titoli sono crollati sul secondario: il tier1, secondo le rilevazioni di Intermonte, ieri sera veniva scambiato a 32-34 su un nominale di 100, mentre il tier2 al 2020 è precipitato da 85 a 72 in una sola seduta.
Le azioni e le cessioni
Solo con la riuscita dell’Lme si potrà procedere con l’aumento di capitale: senza un’adesione soddisfacente è difficile che dalle banche d’affari (Deutsche e Credit Suisse in prima fila) possa arrivare una garanzia sulla vendita di nuove azioni per 560 milioni, di cui 60 eventualmente riservati ancora ai bondholder e altri 500 in diritto d’opzione agli attuali soci. Così ha chiesto l’azionista Malacalza modificando la proposta del cda, ma l’incidente è superato: «Il messaggio è stato correttamente percepito dal mercato come segnale di commitment sull’azienda in questa fase di transazione». Vittorio Malacalza ieri era in prima fila alla presentazione nelle vesti di vice presidente, tuttavia è emerso un sostanziale gradimento sul piano: «Sennò non sarei qua», ha risposto a chi gli chiedeva un giudizio. Terzo e ultimo pilastro della manovra sono le cessioni: si puntava a raccogliere 200 milioni, ora la cifra potrebbe salire visto che sugli asset attualmente in vetrina «l’interesse è molto alto».
Il titolo Carige ieri ha chiuso a -1,8% dopo aver aperto a inizio mattinata con un balzo del 4% alla diffusione dei numeri del piano.

Marco Ferrando

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